Rimedi casalinghi contro i topi

I topi riescono ad entrare anche nelle case più pulite, se sentite rumore di picchiettio sul pavimento potreste avere un topo che girovaga per la vostra abitazione. Potrebbe essere nascosto nella cucina, oppure in qualche armadio o in qualche angolo del capannone. Se l’idea di utilizzare esce velenose o trappole mortali è troppo insopportabile, potete contare su alcuni rimedi casalinghi che sono in grado di allontanare i piccoli animali pelosi.

Ovviamente i consigli che seguono non sono applicabili nel caso di una vera propria infestazione da topi, in questo caso è bene rivolgersi ad una azienda professionista come la nostra che vanta esperienza nella disinfestazione e attrezzature specifiche e adeguate.

I primi segnali

Il topo come tanti sanno è un animale notturno che si muove ed agisce sopratutto nel buio dove la luce del sole non arriva. Infatti, raramente i topi vengono avvistati durante il giorno, salvo casi di forti infestazioni. I primi segnali della presenza di topi e ratti in casa sono:

menta

 

  • Nidi: solita,ente i topi utilizzano carta e stoffa per creare dei nidi in posti come scantinati, soffitte, tettoie e cassetti.
  • Odore: il forte odore di muffa è uno dei segnali di un’infestazione di topi in casa.
  • Suono:rumori di passi e suoni come graffi sulle pareti, in particolare di notte, è la certezza della presenza di topi.
  • Fori: dei piccoli fori possono comparire sulle scatole e sulle confezioni presente nella nostra credenza degli alimenti. È consigliabile sempre controllare bene i cibi presenti.
  • Escrementi: le feci dei topi sono umide, morbide, scure e lucide. Con pochi giorni si seccano e diventano di un colore giallastro.

Rimedi casalinghi

Senza utilizzare trappole mortali o bocconi velenosi, vediamo alcuni ri

 

medi che vi aiuteranno sbarazzarvi dei topi e tenerli lontano dalla casa:

  • Menta: è uno dei rimedi più conosciuti per allontanare i topi. Il forte odore di menta piperita o olio di menta peperita scaccerà i topi dalla casa. Basterà spargere foglie di menta o olio in un batuffolo di cotone e spargerlo nei luoghi preferiti dai topi. Se invece, av
    ete individuato il buco da dove entrano ed escono i topi, potete cospargere del dentifricio alla menta: il forte odore disorienta i topi.
  • Foglie d’alloro: disporre le foglie nelle dispense per proteggere i cibi e confezioni.

alloro

Vota qui

Quanto costa una derattizzazione? 5/5 (3)

Qual è il costo di una derattizzazione?

Sul mercato ci sono diverse offerte per quanto riguarda il prezzo di una disinfestazione dai topi; i prezzi derattizzazione variano, ovviamente, dalle dimensioni dell’immobile da disinfestare. Affidandosi alla nostra azienda avrete la certezza e la garanzia di ottimi risultati oltre alla sicurezza e la professionalità dei mezzi utilizzati. I nostri professionisti non si limitano ad un singolo intervento, ma ad una serie di interventi effettuati per un periodo di tempo per eliminare i topi. Questo perché una singola operazione di derattizzazione può non essere sufficiente a stanare ed eliminare l’intera colonia di topi presenti nell’abitazione o nel condominio. Se la colonia di roditori è molto numerosa, diventa praticamente impossibile debellarla con i metodi fai da te o con le varie trappole esistenti. In questo caso è utile sapere che il prezzo della derattizzazione varia anche in base alla portata dell’intervento effettuano.

[contact-form-7 id=”570″ title=”Senza titolo”]

immagine topo

Costo e prezzo derattizzazione: quali fattori influiscono

In alcune città, in particolare per i condomini, la derattizzazione è un obbligo sancito dal regolamento comunale e dalle ordinanze del Sindaco. In questo caso il costo disinfestazione topi può essere contenuto per ogni singolo condomino, visto che, ovviamente, la spesa viene divisa per tutti i proprietari. Come già detto gli interventi ripetuti sono quelli più efficienti ed efficaci nel caso sia presente una colonia di roditori numerosa. Naturalmente il costo di derattizzazione

si abbassa notevolmente se si opera su ambienti di dimensioni ridotte, come per esempio una casa. Nel caso si effettua la derattizzazione su un’abitazione possono essere sufficienti anche due interventi solamente, effettuati però a distanza temporale ravvicinata.

Attuando una pulizia su tutta la casa, inoltre, faciliteremo la riuscita della disinfestazione. Cosi facendo il prezzo derattizzazione si abbasserà notevolmente. Per maggiori informazioni sui costi di derattizzazione, sulla efficacia degli interventi e sui metodi utilizzati, contatta i nostri tecnici specializzati. Dopo aver valutato la situazione riceverai tutte le informazioni necessarie per attuare la derattizzazione nella tua abitazione per tutti i vari tipi di topi. Non esitare a metterti in contatto con noi poiché i roditori possono trasmettere anche pericolose malattie per l’uomo.

Prezzi e richiesta di preventivo gratuito

Naturalmente il prezzo della derattizzazione varia a seconda dell’ambiente in cui si necessita di operare: maggiori saranno le dimensioni, superiori saranno i costi di disinfestazioni da topi. In genere il costo per una abitazione varia dai 100 ai 160 euro in base ai tipi di trattamenti che si effettuano.

prezzi disinfestazione topi

I trattamenti ripetuti sono quelli più efficaci poichè riescono a sterminare intere colonie di roditori. Uccidere molti topi può essere un’operazione estremamente difficile se non si interviene con molteplici interventi in un breve periodo di tempo. Se consideriamo un condominio di normali dimensioni, in due mesi, con soltanto 4 interventi, si può estinguere il problema con un costo che si aggira intorno ai 400 euro. Mentre una disinfestazione annuale, con un intervento al mese, il costo complessivo si aggira intorno ai mille euro annui (da dividere ovviamente tra tutti i condomini).

Per maggiori informazioni sui costi di derattizzazioni nella tua città c’è la possibilità di richiedere un preventivo in maniera del tutto gratuita!

La richiesta è molto semplice da effettuare: inserisci le tue generalità nel form presente su questa pagina ed invialo. Oppure chiama il numero telefonico indicato su questo sito. I nostri collaboratori nel giro di poco tempo ti invieranno tutte le informazioni ed i costi precisi per effettuare la tua derattizzazione.

Per conoscere i costi di altri tipi di disinfestazioni che non riguardano i topi consulta il listino prezzi sulle disinfestazioni.

Vota qui

I Topi selvatici, i grandi opportunisti delle nostre foreste, chi sono?

I TOPI SELVATICI PRESENTI IN ITALIA, del genere Apodemus.
Schede etologiche

Non causa grandi problemi a noi umani, di poco più grande del Topo domestico, molto carino, con le sue grandi orecchie alla Dumbo, il Topo selvatico difficilmente entra nelle nostre case , ma se invade un noccioleto, una pineta che produce i tanto preziosi pinoli, un frutteto nel suo pieno rigoglio ….allora si che sono guai.Immagine di un Topo selvatico

La sua ingordigia, lo porta ad accumulare nelle sue tane tanti di quei semi, che alle volte non riuscendo a mangiarli tutti, fornisce senza volere, un importantissimo contributo alla rinnovazione delle foreste attraverso il loro spontaneo germogliare. Molto ecologico non vi pare?
Per questi e altri motivi, troviamo di estremo interesse conoscere meglio il genere di questi Apodemus.

  • Apodemus sylvaticus-Topo selvatico
  • Apodemus flavicolli- Topo selvatico a collo giallo
  • Apodemus  agrarius-Topo selvatico a dorso striato

Appartenenti tutti alla stessa famiglia dei ratti e topi domestici (Muridi), i Topi selvatici hanno però habitat e abitudini differenti tra loro:

Apodemus sylvaticus o Topo selvatico

Habitat:

È uno tra i mammiferi più diffusi negli ecosistemi agroforestali d’Italia, estremamente adattabile preferisce comunque  i posti dove sia presente sul terreno una copertura vegetale, tipico biotopo di sottobosco arbustivo maturo, è anche molto comune nelle pinete litoranee e nelle boscaglie mediterranee, più raramente si incontra nei boschi di montagna dove si incontra invece il Topo selvatico a collo giallo. Lo troviamo anche in altri ambienti come nei parchi, giardini, terreni incolti e campi coltivati a cereali che però abbandona dopo il raccolto. Il Topo selvatico non è attirato dall’ambiente umano e quindi raramente lo si incontra nelle vicinanze di edifici rurali, case di campagna, stalle. Si avvicina però più frequentemente alle abitazioni umane, dove il clima è meno mite, quindi alle altitudini più elevate.
Presente in gran parte dell’Europa, fino alla Scandinavia e all’Asia Minore, diffuso anche in alcune zone dell’Africa del nord limitatamente al Marocco (catena montuosa dell’Atlante), Algeria e Tunisia, lo troviamo anche nelle isole maggiori come Inghilterra, Irlanda, Islanda e in moltissime isole dell’area mediterranea grandi e piccole oltre che ovviamente in tutta la penisola Italiana.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra 7,5 e 9,5 cm.
  • Lunghezza della coda: la lunghezza della coda non supera mai la lunghezza del corpo, a volte è inferiore. Rispetto al Topo domestico la coda è meno larga alla base.
  • Peso corporeo: tra i 15 e i 30 g.
  • Colore del pelo: dal bruno rossastro, al fulvo grigio. La zona del ventre è biancastra ( è bianca nel Topo a collo giallo) e il contorno con il bruno del corpo più sfumato. La coda è di colore uniforme.
  • Vista: Occhi più grandi rispetto ai topi domestici, di colore nero.
  • Denti: 16 denti come i suoi parenti Muridi dove prevalenti sono gli incisivi inferiori.
  • Orecchie : nel genere Apodemus le orecchie sono più grandi che nei topi domestici, rivestite internamente  di una sottile peluria, larghe 1,3-1,7 cm.
  • Zampe: zampa posteriore e piede più lunghi rispetto al topo domestico; tra i 2 e i 2,4 cm.
  • Feci: del tutto simili al topo domestico.
  • Muso: meno appuntito del Topo comune fornito di lunghe e sensibilissime vibrisse.

 

Il Riconoscimento dei Topi selvatici non è così facile come per i ratti e il topo domestico; primo perché non è un animale facilmente osservabile in natura, poi perché i topi del genere Apodemus sono molto simili tra loro Possiamo perciò solamente lavorare all’identificazione attraverso alcuni indizi della loro presenza:
Uno di questi indizi della presenza di Topi selvatici è il ritrovamento della classica “mensa”, posti dove il Topo selvatico accumula il cibo e i suoi resti, questi generalmente si trovano alla base degli alberi, sotto pietre o tronchi o all’imboccatura delle tane . Il Topo selvatico del genere Apodemus sylvaticus, per esempio ha un modo tutto suo di aprire le nocciole e i pinoli, praticando un erosione con gli incisivi inferiori e utilizzando gli incisivi superiori per bloccare il seme.

Durata della vita:

Essendo cibo prediletto di moltissimi predatori tra i quali; Volpi, Donnole, Faine; di serpenti come Vipera, Biacco e Cervone; di Stringiformi come il Barbagianni, l’Allocco e il Gufo, è difficile stabilire una durata della vita media del topo selvatico in natura.

Riproduzione:

Nell’Europa centro-settentrionale l’attività riproduttiva ha un picco massimImmagine di impronte di Topo selvaticoo in estate, interrompendosi o comunque riducendosi notevolmente in inverno, mentre nei paesi a clima mediterraneo il ciclo riproduttivo è continuo, influenzato però anche dall’inizio della produzione di semi delle specie arboree.

La gestazione è di 19-20 giorni, il numero dei piccoli topolini selvatici è solitamente compreso tra 4 e 7. I piccolini nascono con una leggera peluria nera , dopo più o meno 16 giorni sono pronti a lasciare il nido e dopo 21 sono completamente svezzati. Una femmina può avere fino a cinque nidiate l’anno e raggiungono la maturità sessuale ad appena cinque mesi.

Comportamento:

Anche i Topi del genere Apodemus, con eccezione dell’Apodemus agrarius o Topo selvatico a dorso striato hanno un attività prevalentemente notturna con un picco nel cuore nella notte.
Sono abili arrampicatori e si movimentano tra gli strati alti della vegetazione fino ad un altezza di 3-4 m, costruiscono i loro nidi dentro gallerie che scavano tutti insieme cooperando, alle volte utilizzano gallerie utilizzate da altre specie, comunque sempre con molte vie di fuga. Ogni sistema di gallerie ospita vari nidi dei topolini selvatici e depositi di cibo, nella tana del Topo selvatico troviamo varie camere di gestazione rivestite con foglie, muschi ed erbe sfilacciate. Queste gallerie normalmente si trovano tra gli 8 e i 18 cm sotto il livello del suolo.

L’organizzazione sociale del Topo selvatico si basa su di un forte senso di territorialità soprattutto nelle femmine rispetto ai maschi, mentre le aree di movimentazione di quest’ultimi tendono a sovrapporsi.

Preferenze Alimentari:

Il Topo selvatico del genere Apodemus sylvaticus è particolarmente opportunista, pur essendo di preferenza granivoro, varia la sua dieta dipendendo dalle situazioni in cui si trova, si nutre pertanto di:

    • Bacche;
    • Frutti;
    • Parti verdi delle piante;
    • Cortecce;
    • Semi delle piante arboree;
    • Funghi;
    • Lombrichi;
    • Chiocciole;
    • Limacce;
    • Altri piccoli insetti;
    • Semi di graminacee spontanee e coltivate;
    • Piante ortive

I danni alle culture provocati dal Topo selvatico sono quindi limitati alle semine soprattutto nei vivai forestali e  in tutte le semine effettuate direttamente sul campo. In situazioni particolari può causare danni anche alle piante ortive specialmente alle cucurbitacee (zucchine zucche meloni) in fase di semina.

Altri danni del Topo selvatico possono manifestarsi nelle pinete (raccolta di pinoli) e nei noccioleti.

APODEMUS FLAVICOLLIS –Topo selvatico a collo giallo

Habitat:

Presente in Europa, dalla Spagna settentrionale alla Scandinavia,verso est si trova fino agli Urali e Turchia, verso il sud fino al Libano e Israele, è presente in Gran Bretagna e in alcune isole mediterranee.

Immagine di un Topo selvatico a collo giallo

In Italia è diffuso ovunque anche se con meno presenze nella pianura padana , dovuto alla mancanza  di habitat idonei. È completamente assente nelle nostre isole.

È una specie strettamente legata ai boschi d’alto fusto, di conifere ma soprattutto di latifoglie come i castagneti, noceti, i boschi di faggi, dove comunque esista anche un sottobosco “maturo”, ossia naturalmente pieno di foglie e tronchi caduti.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra 7,5 e 11 cm
  • Lunghezza della coda: 8-12,5 cm quindi ben più lunga di quella dell’Apodemus sylvaticus.
  • Peso corporeo: tra i 18 e i 40 g.
  • Colore del pelo: ha una dorsale leggermente più scura del resto del corpo, che tende al rosso sui fianchi. Il ventre è nettamente bianco con contorni decisi e non sfumati come nell’Apodemus sylvaticus e una specie di collare all’altezza della gola dello stesso colore del corpo ( da qui il suo nome).
  • Vista: Occhi grandi e sporgenti, marrone scuro tendenti al nero con riflessi rossi.

Abbiamo, nel corso di quest’analisi morfologica, voluto sottolineare solamente le differenze del Topo selvatico a collo giallo con gli altri topi selvatici del genere Apodemus, per un possibile riconoscimento specifico della specie, che si può riassumere praticamente in pochi tratti:

  • coda più lunga,
  • volume del corpo un poco più grande,
  • colorazione del pelo leggermente differente.

Aggiungiamo un’ulteriore distinzione , questa volta con il topo domestico: il suo profilo che come tutti i Topi selvatici è meno appuntito e fornito di lunghe vibrisse

Riproduzione e Comportamento:

Ha una spiccata tendenza ad arrampicarsi, a volte la sua coda sembra prensile, e se non arriva ad esserlo, gli fornisce comunque  un valido appoggio sui rami alti.

Anche le sue abitudini sono spiccatamente notturne, le  gallerie-nido che scava sono generalmente più profonde di quelle dell‘Apodemus sylvaticus possono arrivare fino a 1 metro e mezzo di profondità. È possibile una convivenza territoriale tra le specie.

Si riproduce con più frequenza nel periodo che va da febbraio-marzo fino ad ottobre. Il numero dei piccoli topolini selvatici a collo giallo è compreso tra i 2 e gli 11 .

Preferenze alimentari :

Sono le stesse di tutti gli Apodemus, molto variate, ma essenzialmente sono granivori, con una spiccata preferenza per semi ad alto contenuto energetico quali : ghiande, nocciole e castagne.

APODEMUS AGRARIUS: Topo selvatico a dorso striato:

Immagine di un Topo selvatico a dorso striatoHabitat:

Il Topo selvatico a dorso striato è presente in una vasta zona  che va a ovest fino al Caucaso, e ad est fino alla Cina e Corea. Lo troviamo anche nelle isole di Giappone e Taiwan.

In Italia la diffusione è più limitata, visto che ama le zone pianeggianti possiamo trovarlo nella pianura padana ma mai al di sotto del Po,nel Friuli, Trentino e Veneto e in alcuni areali limitati della Lombardia.

Abita i margini dei boschi  e dei campi coltivati tra i cespugli e le siepi, è facile trovarlo anche nelle aree sub-urbane e, soprattutto nei mesi invernali, frequenta ambienti umani come edifici rurali e depositi alimentari. Creando non pochi problemi.

Morfologia:

Anche in questo caso vogliamo solamente evidenziare le differenze morfologiche con le altre specie di Apodemus, quindi per vedere le voci mancanti consultare la morfologia del Topo selvatico sopra:

Lunghezza del corpo: tra i 7,5 e i 12 cm.

Lunghezza della coda: inferiore a quella del corpo come nell’Apodemus sylvaticus, ed è glabra, ossia priva di peli.

Peso corporeo: tra i 16 e i 27 g. nella media

Colore del pelo: Caratterizzato da un evidente striscia nera dorsale, che va dalla testa all’attaccatura della coda, sullo sfondo di un pelo marroncino, e un ventre che può essere bianco o grigio, comunque sempre più chiaro. Le vibrisse sono più corte e più rade se paragonate a quelle degli altri due Topi selvatici

Orecchie: Decisamente più piccole degli altri due Apodemus presenti in Italia.

Comportamento e Riproduzione:

Rispetto agli altri Topi selvatici il Topo selvatico a dorso striato non è attivo solamente di notte , ma lo si vede anche di giorno e nelle ore crepuscolari. I nidi del Topo selvatico sono al solito sotto al
terreno e dello stesso tipo degli altri, ossia con più gallerie collegate tra loro, numerose vie di fuga e Immagine di resti di pigne e nocciole mangiati dal topo selvaticocamere preparate per la gestazione e la cura dei piccoli topolini selvatici, rivestite di muschi e foglie spezzettate.

È da notare che il Topo selvatico a dorso striato presenta una ghiandola  sebacea sotto la coda decisamente più sviluppata degli altri, si presuppone quindi che la secrezione oleosa prodotta da questa, abbia un importanza maggiore nella comunicazione tra gli individui di questa famiglia , che l’olfatto sia quindi più sviluppato (vibrisse più corte) della così detta “vista tattile”.

Nel suo ambiente si trova spesso in competizione territoriale con l’Arvicola rossastra e con il Topo selvatico a collo giallo, in questo caso si è notata una maggiore mortalità tra i piccoli.

La femmine del Topo selvatico a dorso striato di solito partoriscono 3 volte l’anno, la gestazione dura 23 giorni e danno alla luce  da 3 a 8 piccoli al massimo.

Preferenze alimentari:

Questo Topo selvatico, rispetto agli altri  si nutre di più di cibo di origine animale, quindi larve e adulti di insetti, lombrichi e molluschi.

Nelle regioni d’Italia dove è presente può arrecare gravi danni alle culture ortive e alle piccole piantine , soprattutto alle attività vivaistiche, avendo poi la tendenza nei mesi invernali ad entrare nei magazzini di deposito rurali può causare danni alle derrate.

Come catturare il Topo selvatico:

Si usano comuni trappole per micro-mammiferi  con le quali è assai facile catturare questi Topolini, collocandole preferibilmente alla base degli alberi nel folto dei cespugli e delle siepi e usando esche naturali come cereali, o anche torsoli di mele, creme a base di cioccolato e nocciole.

Comunque la cattura di un singolo individuo non risolve certamente eventuali problemi di infestazione da Topi, tra l’altro non è consigliato l’uso di prodotti chimici dovendo intervenire in ecosistemi estremamente preziosi e delicati.

Vi raccomandiamo perciò di contattare sempre personale specializzato e qualificato che possa analizzare realmente il grado dell’infestazione e indirizzarvi verso un trattamento che sia il più direzionato e ecologico possibile, e consegua senza altri danni la sua meta iniziale prefissata: ossia il semplice allontanamento dei Topi selvatici.

Le tre specie di cui sopra non sono protette da alcuna normativa nazionale.

Vota qui

Topo di fogna: il Rattus Norvegicus 5/5 (2)

MORFOLOGIA
METABOLISMO
RIPRODUZIONE
COMPORTAMENTO SOCIALE
PREFERENZE ALIMENTARI
RICONOSCERE I SEGNALI DELLA PRESENZA DEL RATTO

Immagine di un Rattus norvegicusRattus norvegicus, ratto delle fogne, ratto delle chiaviche, surmolotto, ratto grigio, pantegana.

Scheda etologica:

Abilissimo nuotatore, antico abitante delle steppe asiatiche, le sue invasioni ricordano l’arrivo dei mongoli ,la sua mole e la sua aggressività nel difendersi mette paura alle volte anche ai gatti e ai piccoli cani, quando se lo ritrovano davanti all’improvviso. Ha una sfilza di nomi popolari (non tutti riportabili) uno più terribile dell’altro, che più che titoli nobiliari indicano chiaramente l’idea creata del suo personaggio, pelo duro, coda corta, insaziabile onnivoro, nostro commensale…per non invitarlo più alle nostre mense è bene imparare a riconoscerlo!

Habitat:

Allo stato selvatico come dicevamo , la specie abita le aree steppiche( niente a che vedere con la Norvegia dove appare solamente nel 1790) da onde lontanamente proviene, insediandosi dopo il tardo Pleistocene in una zona al sud del Mar Caspio, seguendo sembra, in epoca più recente, la costruzione della ferrovia transiberiana ha poi attraversato il Volga e dato origine alla colonizzazione dell’Europa orientale, susseguentemente a partire dal delta del Danubio, è entrato in quella occidentale. In Inghilterra lo incontriamo nel 1731, mentre negli Stati Uniti, il surmolotto appare nel 1740 dando però origine a una vera infestazione solamente negli anni ’60 e ’70 di quel secolo, in coincidenza con la grande immigrazione umana proveniente dalla Gran Bretagna.

Ormai sempre più raramente incontriamo questa specie in ambienti isolati, al contrario del Rattus rattus (ratto nero dei tetti) che è una specie prettamente arboricola, il Rattus norvegicus (ratto grigio delle fogne) è prettamente terrestre, nidifica in lunghe gallerie poco profonde e con molte vie di fuga, costruisce i suoi nidi anche sotto i pavimenti delle case. La pantegana (può anche tarttarsi di pantegana gigante) “frequenta” abitualmente le discariche ( discarica.roma.it ), le fogne, ogni tipo di scarpata o di fosso, come quelli ferroviari e stradali, in prossimità dell’acqua, anche stagnante,possibilmente incrementata da rifiuti organici, parchi urbani e giardini.

Immagine disegnata di Rattus norvegicus

Nelle nostre case colonizza quasi esclusivamente le parti inferiori, legnaie, cantine, stalle dove è maggiore la quantità del suo cibo preferito: il mangime degli animali domestici. La penetrazione nelle parti superiori delle case può avvenire però attraverso le tubazioni di scarico. Il Rattus norvegicus , non essendo un buon arrampicatore ha però la capacità di salire in tubi fino a 10 cm di diametro facendo leva su entrambe le pareti con le zampe aperte come uno scalatore di free climbing.

Essendo una specie a carattere terrestre frequenta anche le zone rurali, dove trova un abbondante disponibilità alimentare nei campi dove ancora non si è provveduto al raccolto, distruggendo e contaminando derrate, e comodi rifugi nei fossi e canali di drenaggio tra una coltivazione e l’altra.
Le gallerie scavate dal Ratto grigio si distinguono da quelle delle Arvicole campestri giacché queste ultime asportano lontano la terra di scavo, mentre il surmolotto non ha quest’accorgimento e lascia grandi quantità di terra all’imboccatura della tana.

 

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: 18 a 27 cm alle volte raggiunge persino i 40 cm, corporatura più robusta esteriormente di quella del rattus rattus
  • Lunghezza della coda: 15-21 cm più corta e spessa di quella del ratto dei tetti, bicolore; sopra scura e più chiara inferiormente, con rada peluria. Lunghezza sempre inferiore alla lunghezza del corpo.
  • Peso corporeo: tra i 200 e i 400 g. , arriva anche ai 700 g.
  • Colore del pelo: pelo apparentemente ispido e ruvido, colore che va dal marroncino grigiastro, alle volte grigio scuro con il ventre più chiaro, possono essere presenti macchie o strisce bianche nella colorazione.
  • Vista: pur avendo la vista debole dovuto alle sue abitudini notturne, i ratti sono in grado di percepire alcune frequenze dell’ultravioletto. Occhi più piccoli rispetto al muso, neri, con due evidenti creste ossee suborbitali parallele. Scarsamente sensibile ai colori ma molto sensibile ai cambiamenti di luminosità. Scarsa percezione di profondità.
  • Denti: Il Rattus norvegicus ha 16 denti, stessa formula dentaria degli altri due roditori infestanti e stesso tipo di incisivi appuntiti a crescita continua.
  • Orecchie: più piccole rispetto a quelle del rattus rattus e provviste di peli molto fini. Udito sensibile agli ultrasuoni, come quelli che emettono i loro piccoli per sollecitare la madre a dar loro la poppata.
  • Olfatto: molto aguzzato, sicuramente è il senso più sviluppato nel Ratto grigio, usato anche per riconoscere i sentieri sicuri che portano al cibo e al nido, attraverso il riconoscimento dei ferormoni presenti nelle loro feci e urine.
  • Tatto: Sono dotati anche di lunghe vibrisse o baffi, molto sensibili. È stato notato che gli individui con le vibrisse intere sono dominanti rispetto agli altri, visto che i roditori e i ratti in particolare,hanno la tendenza a muoversi sempre a diretto contatto con gli oggetti.
  • Feci: Le feci del Ratto delle chiaviche sono più grandi e senza punte rispetto a quelle dei Ratti dei tetti anche se in alcuni casi possono essere anche con una sola punta. Le urine come le feci servono anche per marcare il territorio e i cammini soliti, e sono visibili con la lampada UV. (lampada di Wood) . Defeca tra le 30 e 180 volte al giorno.

Immagine del profilo di Rattus norvegicusImmagine di escrementi di Rattus norvegicusImmagine di impronte di rattus norvegicus

Metabolismo

Molto elevato dovuto alle sue ridotte dimensioni; è anche per questo che deve mangiare molto in rapporto al suo peso, ed avere nella sua dieta sufficienti proteine.

  • frequenza cardiaca:325-780 /min;
  • frequenza respiratoria: 60-220/min;
  • temperatura corporea: tra i 36,5 e i 38°C.

I Ratti come i Topi si termoregolano dilatando le vene della coda e quelle delle orecchie e sudando dalle ghiandole sudoripare poste sotto i cuscinetti plantari.

Durata della vita:

L’elevata riproduttività del Rattus norvegicus, o Surmolotto è controbilanciata da una durata della vita molto corta, in natura la longevità massima riscontrata è difficilmente superiore all’anno(18 mesi), ma in media i valori sono più bassi, uno dei fattori importanti che la condiziona, sembra essere la densità della specie e la conseguente mancanza o abbondanza di cibo.

Riproduzione:

La Pantegana, in presenza di abbondanza di cibo e condizioni climatiche adatte (non troppo freddo),prolunga il suo periodo fertile anche per tutto l’anno. Le femmine della pantegana sono pronte per l’accoppiamento all’eta di 8-12 settimane, la gestazione dura tra i 20 e 24 giorni, al termine della quale danno alla luce da 6-a 9 piccoli ratti glabri in nidi terrei, generalmente ricoperti, da materiale morbido rimediato ovunque ; giornali, polistirolo, tessuti rosicchiati ecc.
Nella femmina del Surmolotto è presente l’estro post partum ossia che sono in grado di accoppiarsi subito dopo aver partorito, nonostante questa possibilità però in condizioni normali è difficile che si verifichino più di cinque parti all’anno. I piccoli ratti avranno bisogno delle cure continue della madre per lo meno durante le prime due settimane di vita.

Comportamento sociale

Come le altre due specie anche il Ratto delle chiaviche (detto anche ratto di fogna) è attivo soprattutto nelle ore notturne, in alcune zone dove sono presenti predatori come le volpi (anche loro notturne) si è riscontrata una maggiore attività diurna , oltretutto come abbiamo spiegato per le altre specie, durante la notte nelle ore più sicure, hanno accesso al cibo i maschi e le femmine dominanti e gravide, mentre i maschi subordinati devono correre più rischi, questi inoltre sono costretti ad allontanarsi dalle aree centrali della colonia  normalmente formate da un maschio dominante e varie femmine.

La gerarchia si stabilisce inizialmente attraverso combattimenti tra maschi dove generalmente vincono quelli con corporatura maggiore , mentre con il passare del tempo la supremazia appare più legata all’età, e quelli più giovani, anche se con corporatura maggiore, alle volte cedono senza neanche combattere.
Gli individui maschi del Rattus norvegicus (topo di fogna) sono quelli inoltre, che percorrono un territorio più vasto alla ricerca di cibo, nell’ordine di alcune migliaia di metri, mentre nelle zone urbane le distanze si fanno minori (65 m in media). Il gruppo nel suo insieme difende il territorio dagli estranei.

Il Ratto delle chiaviche o Surmolotto è un attivo scavatore, realizza gallerie sotterranee estese e con più uscite di fuga, colloca il nido all’interno di queste e sicuramente nell’unico posto dove non è possibile scavare da sopra, egli è tra l’altro un ottimo saltatore capace di compiere salti in alto di un metro o più. Pur non essendo capace di scalare pareti lisce o poco ruvide, è tuttavia in grado, come già accennato all’inizio di quest’articolo, di risalire tubazioni di un massimo di 10 cm.

Il Rattus norvegicus (ratto di fogna) è inoltre un ottimo nuotatore, sembra documentato infatti che sia capace di nuotare per parecchie ore anche in mare aperto. In Nuova Zelanda ha attraversato un braccio di mare aperto lungo 400 m che separava due isole (Russel et al. 2005).
Anche loro come i ratti neri dei tetti comunicano tra loro attraverso una notevole varietà di suoni e ultrasuoni e posture comportamentali.

Preferenze alimentari

Il Ratto delle chiaviche o Pantegana o Topi di fogna è una specie onnivora in grado di adattarsi a tutte le condizioni alimentari, sia allo stato selvatico che in associazione con l’uomo.

Allo stato selvatico si nutre delle parti verdi delle piante, dei semi come delle radici, ma si ciba anche di Molluschi, invertebrati,crostacei, anfibi, uova di uccello e soprattutto di altri piccoli roditori quali le Arvicole e topi domestici, pratica anche il cannibalismo nei confronti di individui anziani, malati e addirittura moribondi intossicati dagli stessi rodenticidi.

A contatto con l’uomo la pantegana riesce a trasformare in cibo qualsiasi rifiuto urbano e qualunque tipo di sostanza organica presente per esempio nelle fogne. Adora , e non mi stancheró mai di ripeterlo, il cibo destinato agli allevamenti zootecnici e ai nostri animali da compagnia, per lui completo in tutto e per tutto, dalle vitamine ai sali minerali al sapore, anche se secondo le persone specializzate nell’allevamento dei ratti di estimazione, questo tipo di cibo è sconsigliato in quanto pesante per il loro fegato.

Questa specie di ratti accumula il cibo in eccedenza, quando è facile da trasportare all’interno di in un luogo, anche se in minor quantità rispetto al ratto dei tetti. Da qui l’importanza dell’uso di esche rodenticidi  fisse, dato che la sparizione di quelle mobili non necessariamente significa che sono state mangiate dal soggetto.

Ricordiamo che il Surmolotto o Rattus norvegicus è una specie di topi particolarmente neofobica e quindi difficile da derattizzare, passerà molto tempo prima che si avvicini alle nuove esche e sarà necessaria molta pazienza.  Il numero dei pasti differisce tra maschi e femmine nell’arco delle 24 ore; queste ultime hanno la tendenza a fare pasti più frequenti ma brevi, al contrario dei maschi che rimangono più tempo nei siti di alimentazione.

È inutile sottolineare anche in questa occasione, quali gravi danni possono provocare le colonie di ratti sia all’agricoltura che alla produzione industriale di alimenti, quali e quanti problemi di salute possono provocare all’uomo.

Riconoscere i segnali della presenza dei ratti:Immagine di traccie untose di Rattus norvegicus

  • Rumori: sono meno rumorosi dei ratti dei tetti, comunque una colonia si sente distintamente dagli squittii e brontolii delle “litigate” anche diurne. In questo caso i rumori provengono per lo più dalle cantine o legnaie. Il norvegicus si individua per i frequenti rumori di rosicchiamento e scavo, è un animale più pesante degli altri, quindi i suoi spostamenti sono più manifesti.
  • Feci: queste sono il segno più evidente della presenza dei Ratti, quelle del ratto delle chiaviche come si può vedere dalla scheda sono più grandi e senza punte, solitamente di colore scuro marcano il cammino usuale dell’animale come le urine.
  • Materiali rosicchiati: nelle strutture dove è presente l’infestazione si incontrano molti tipi di materiali rosicchiati, soprattutto plastica e legno, cartoni di imballaggio, cemento e terra ed anche metalli morbidi. Ricordiamoci che il Surmolotto, come le altre due specie infestanti, ha un disperato bisogno di consumare i suoi incisivi appuntiti, che se non usati a sufficienza possono crescere fino a perforargli il cervello.Per chiudere le tane scavate nel cemento si consiglia l’uso di una mistura di cemento e pezzi di vetro.
  • Altri segnali: Il ripetuto passaggio attraverso i cammini usati dai ratti è a sua volta facilmente identificabile, dentro le case e gli ambienti umani, da tracce di untuosità sui muri,dovute allo strofinamento del pelo, sui bordi delle fessure di entrata ai nidi, sulle tubature che usano per salire, così come accumuli di residui di cibo. In ambiente aperto, invece, si notano piste nell’erba alta della larghezza di 10 cm ripetutamente calpestate, o dove la vegetazione è addirittura completamente assente mentre all’uscita delle tane si vedono chiaramente accumuli di terra di scavo.

Non è l’animale in se che è “malvagio”, ma l’ambiente che frequenta e di conseguenza i suoi parassiti che sono estremamente pericolosi per la salute dell’uomo.

Immagine di escrementi di Rattus norvegicus

Dopo questa, speriamo esauriente, spiegazione sull’etologia del Rattus norvegicus, se vogliamo allontanare i ratti consigliamo caldamente ai nostri lettori che in caso di sospetta infestazione, di optare per interventi di protezione immediata di noi stessi e dei nostri animali domestici; disinfettandoci

frequentemente le mani (anche se usiamo i guanti) quando entriamo in contatto con oggetti e/o ambienti specifici , eliminando qualsiasi cibo possa essere stato contaminato dalle nostre case e contattando al più presto personale qualificato e specializzato che possa indicarvi una corretta derattizzazione mirata e consona all’ambiente e alle persone che ci vivono.

Link utili:

Vota qui

Rattus rattus, Il Ratto dei tetti. Approfondiamo la sua conoscenza! 5/5 (1)

MORFOLOGIA
METABOLISMO
RIPRODUZIONE
COMPORTAMENTO SOCIALE
PREFERENZE ALIMENTARI
RICONOSCERE I SEGNALI DELLA PRESENZA DEL RATTO DEI TETTI

Abile equilibrista, arrampicatore,  amante delle altezze, il Rattus rattus, compagno dei naviganti era il primo a scappare dalle navi che stavano pernaufragare. Questo era il segnale che non c’era più speranza, che tutto era perduto…

Immagine di un Rattus rattusRattus rattus: Ratto dei tetti, ratto delle navi
Scheda etologica

Di lui abbiamo un terrore atavico, visto come portatore di peste bubbonica (non sapevamo che in realtà era la sua pulce a trasmetterla),causa delle terribili pestilenze del Medio Evo, da allora in realtà è riuscito a conquistarsi una vasta nicchia ecologica in Europa, proprio perché noi uomini avevamo “Demonizzato” il Gatto, suo predatore naturale.

Avere un gatto in casa significava essere un adoratore del demonio o peggio ancora una strega, ed ecco che il nostro ratto delle navi trova nel nostro paese; palme bellissime, altissimi pini e scogliere sicure dove costruire il proprio nido, e soprattutto nessun predatore antagonista.  Comincia così  la sua colonizzazione di isole e porti. Poi, seguendo passo passo l’uomo o meglio il suo cibo, si addentra all’interno del continente Europeo e, dove fa molto freddo, si sistema comodamente nei fienili, nei granai pieni delle loro preziose scorte di sementi, di olio e altre prelibatezze, come biasimarli!

Ricordo ancora la lotta ai ratti che mia nonna condusse impavidamente per tutta la vita , difendendo le nostre riserve annuali di odoroso olio extra vergine (2 damigiane non di più), provenienti dai nostri oliveti e poi collocate nella buia cantina della casa di città: nessuna corda nelle vicinanze, trappole per topi degne di un cartone animato, in quanto ai topicidi che si trovavano in giro allora, erano gli stessi che si usavano per uccidere i mariti e lei…non li avrebbe “mai!”comprati. Aveva i suoi trucchi, anche se non sempre funzionavano.

Brutta fama dunque, ma come stiamo facendo con le altre due specie di Muridae proviamo a conoscerlo meglio, chissà che non ci diventi più simpatico e soprattutto chissà che non troviamo un metodo per liberarci della sua presenza, che non sia così “drammatico”!

Habitat e diffusione:

Come dicevamo, il Rattus rattus è originario del sub continente indiano ( alcune tesi parlano di Mesopotamia) fatto certo è che viaggiando come clandestino a bordo delle navi (da qui il nome: ratto delle navi)si è diffuso in gran parte del nostro Paese. Tra le prime datazioni certe ci sono dei resti trovati a  Pompei risalenti al II sec. AC.

È un abilissimo arrampicatore, quindi allo stato selvatico lo troviamo nelle falesie, nelle zone rocciose e scogliere di tutte le isole del mediterraneo così come nelle pinete e nelle macchie basse della vegetazione mediterranea, mentre, dove il clima diventa continentale, cioè più freddo, la sua presenza è confinata alle abitazioni dell’uomo. Nel Nord America per esempio è stato quasi praticamente soppiantato dal Rattus norvegicus , incontriamo ancora però, sacche di grandi colonie nelle metropoli ad alta densità abitativa di carattere portuale (New York). Al contrario continua a espandersi tranquillamente in tutte le regioni con clima tropicale e sub-tropicale come in Brasile, nella fascia costiera della Mata Atlantica per fare un esempio.Questa specie invece è quasi scomparsa, ancora una volta soppiantata nella nicchia ecologica dalla sua rivale , nel Regno Unito, Svezia e Germania (Lund, 1994).

Nelle nostre città, abita giardini e parchi urbani e, negli edifici colonizza in particolar modo le parti alte come le soffitte e i tetti (da qui il nome : Ratto dei tetti) , da dove entra attraverso porte lasciate aperte, camini, e addirittura dalle fessure create per i cavi di alimentazione causando pericolosi corti circuiti. Essendo un abilissimo arrampicatore può risalire le tubazioni verticali larghe appena 10 cm  e quindi entrare anche attraverso i nostri bagni per poi scomparire di nuovo.

Nelle campagne ha un debole per i magazzini, specialmente dove si opera con stoccaggio di alimenti, per le stalle e gli allevamenti, adora il mangime dei cani! Pur prediligendo aree più asciutte ( quindi sarà difficile trovarlo nelle fogne, regno del rattus norvegicus) in caso di necessità è un abile nuotatore.
Essendo come dicevamo, prevalentemente arboricolo, costruisce i suoi nidi grandi e di forma globulare sugli alberi (di preferenza palme e pini) imbottiti dalle femmine, poco prima del parto, con una grande quantità di materiale morbido, come foglie secche e muschio ma quando abita i nostri sottotetti non disdegna carta , plastica e tessuti.

Morfologia

  • Lunghezza del corpo: esclusa la coda 15-24 cm
  • Lunghezza della coda: 17-28 cm, scagliosa, glabra e dello stesso colore delle zampe. Ella è fina e la sua lunghezza è superiore a quella del corpo. Viene usata dal ratto dei tetti come contrappeso naturale per mantenere l’equilibrio, addirittura in alcune sottospecie viene usata come esca per catturare piccoli granchi.
  • Peso corporeo: 200-300 g. I maschi sono generalmente più grossi delle femmine.Immagine del profilo di Rattus rattus
  • Costituzione corporea: presenta una corporatura più slanciata rispetto al surmolotto o ratto grigio e una differenza sostanziale nella forma cranica, egli non possiede le due creste ossee laterali tipiche del rattus norvegicus e tutto il suo cranio è più stretto, allungato e appuntito. Le sue tracce mostrano su ogni zampa cinque cuscinetti plantari in corrispondenza delle dita. Il muso è glabro e rosato con lunghe e sensibili vibrisse.
  • Colore del pelo: Il pelo è folto e morbido. Distinguiamo qui  tre variazioni cromatiche da attribuirsi a tre rispettive sottospecie non geograficamente suddivise: R.r.alexandrinus: pelo marroncino grigiastro con ventre grigio sporco; R.r. frugivorus: pelo su dorso e fianchi marroncino grigiastro mentre sul ventre sfuma sul biancastro; R.r.rattus: parti superiori dal grigio scuro al nero totale , grigio ardesia sul ventre
  • Vista: gli occhi sono grandi e sporgenti, normalmente di colore nero, la vista dei ratti come quella dei topi non è molto sviluppata essendo animali con abitudini prettamente notturne. Sembra non vedano i colori.
  • Denti: 16 denti e mancanza di premolari e canini. Incisivi a crescita continua che si consumano attraverso la masticazione.
  • Orecchie: più grandi rispetto a quelle del rattus norvegicus, le orecchie del ratto dei tetti sono sottili, senza peli e quasi trasparenti. Udito altamente sviluppato  che riconosce infinite variazioni di ultrasuoni data l’intensa comunicazione sociale,  anche se , come il mus musculus , può assuefarsi ad alcuni apparecchi collocati appositamente al fine di allontanare i ratti, che imitano gli ultrasuoni emessi dagli uccelli rapaci, loro predatori. Comunicano tra loro attraverso una grande serie di squittii e sibili. Se tirate in avanti riescono quasi del tutto a  coprire l’occhio dell’animale.
  • Olfatto: anche questo sviluppatissimo, permette ai Ratti neri di riconoscere i cammini e i territori che abitualmente percorrono, che sono marcati dalle loro stesse urine e feci e da una sostanza oleosa (betalanolina) che essuda dal corpo dei ratti. Permettono oltretutto di riconoscere al buio la tipologia delle varie sostanze organiche di cui si alimentano.
  • Feci: Le feci caratteristiche del Rattus rattus hanno forme che variano dall’ovale al sub-cilindrico Spesso a forma di piccole banane, lunghe di solito 9-12 mm e larghe 2-4 mm e meno appuntite di quelle del rattus norvegicus. Per l’uomo sono un ottimo sistema di riconoscimento e termine di comparazione tra le specie di roditori, fatto importantissimo al momento di decidere quale metodologia topicida usare. L’urina è secreta frequentemente,e contiene lipocaline che sono speciali piccole proteine secrete apposta per la comunicazione intraspecifica, le femmine ne producono il 30% in più dei maschi, e serve a marcare il territorio, a riconoscersi tra loro, a far conoscere la posizione del nido, la presenza di pericoli, e la loro età, i maschi oltre alle lipocaline secernono sostanze volatili che funzionano come attrattiva per le femmine. Defeca tra le 30 e 150 volte al giorno.

Metabolismo

Molto elevato dovuto alle sue ridotte dimensioni;

  • frequenza cardiaca:325-780 /min;
  • frequenza respiratoria: 60-220/min;
  • temperatura corporea: tra i 36,5 e i 38°C.

I ratti neri come i topi e i surmolotti si termoregolano dilatando le vene della coda e quelle delle orecchie e sudando dalle ghiandole sudoripare poste sotto i cuscinetti plantari.
Hanno abitudini crepuscolari notturne e di solito il freddo rallenta molto la loro attività in generale.

Durata della vita

Il Ratto dei tetti raramente sopravvive più di un anno allo stato selvatico, mentre in cattività raggiunge i 4 anni.

Riproduzione

Il sessaggio dei ratti neri è uguale a quello di tutte le specie di Muridae, in più nel Rattus rattus si possono più facilmente distinguere, visto che il maschio è quasi sempre più grande della femmina.

È importante ricordare che questa specie ha forti attitudini arboricole quindi i nidi sono sempre in posizioni elevate (sottotetti, alberi , soffitte) e pertanto difficilmente raggiungibili.

Il periodo riproduttivo ha dei picchi in estate e in autunno , ma in condizioni climatiche e di disponibilità di cibo favorevoli possono riprodursi durante tutto l’anno, varia anche a seconda delle stagioni e delle latitudini. La maturità sessuale è raggiunta dalle femmine intorno ai 3-5 mesi di vita, in genere si accoppiano con il maschio dominante, dando alla luce tra i 5 e i 10 piccoli dopo una gestazione di più o meno 24 giorni.  I piccoli ratti nascono glabri, ciechi e sordi e rimangono sotto le cure parentali anche dopo lo svezzamento (un mese) fino al raggiungimento della taglia adulta.

Comportamento sociale:

La struttura sociale e le abitudini dei ratti sono estremamente complesse.

I cosiddetti Ratti delle navi vivono in colonie miste composte di numerosi esemplari ambosessi. Queste colonie si originano sempre da una coppia riproduttiva o da una singola femmina incinta.

La struttura gerarchica è rigida e presente sia nei maschi che nelle femmine, oltre al maschio dominante esiste anche la femmina dominante, e questa prevale anche sui maschi subordinati, Immagine di escrementi di Rattus rattusche molto spesso finiscono per essere allontanati. Questa gerarchia crea una differenziazione di possibilità di accesso al cibo disponibile, quindi i dominanti mangiano prima e nelle ore notturne mentre i subordinati affrontano i pericoli delle incursioni nelle ore di luce. In genere i ratti neri difendono aggressivamente solo le aree strategicamente importanti determinate da una  maggiore disponibilità di cibo.

È una specie che può compiere anche lunghi tragitti a procura del cibo (fino a 174 m), le dimensioni dell’area vitale sono maggiori nei maschi rispetto alle femmine e si aggirano intorno ai 10 ettari.
La comunicazione vera e propria tra gli individui di questa specie di ratto si manifesta attraverso squittii e pigolii , quando irritato emette brontolii. Per manifestare dominanza assume anche posture particolari e arriva al contatto fisico aggressivo che in rari casi arriva all’uccisione dell’intruso e a episodi di cannibalismo.

Preferenze alimentari:

Il ratto nero o ratto dei tetti pur essendo onnivoro si distingue dal suo rivale il rattus norvegicus o ratto delle chiaviche ,  in quanto più chiaramente preferisce prodotti di origine vegetale, ama ogni tipo di frutta sia fresca che secca, granaglie, semi di pini, frutti delle piante ornamentali come quelle delle palme da dattero, uova di uccelli, chiocciole, larve e adulti di insetti, alimenti destinati agli animali domestici di cui è veramente ghiotto, arriva a mangiare anche resti di pesce , essendo un animale che vive spesso in prossimità dei porti. Il ratto dei tetti è anche un attivo predatore di altri micromammiferi quali topolini e arvicole, frequentemente lo si trova nelle trappole dove questi ultimi sono stati catturati per cibarsi proprio di loro.

È importante sottolineare la marcata neofobia (paura del nuovo) di questa specie, che lo rende animale difficile da derattizzare con esche chimiche topicide, specialmente quando infesta depositi alimentari o silos dove l’abbondanza di cibo conosciuto lo porta a non interessarsi a nuovi odori o sapori. Mostra anche , in diversi casi, resistenza fisiologica a esche anticoagulanti, dovuta alla costante pressione selettiva esercitata dall’uomo nell’arco di decenni con l’uso di queste sostanze.
Generalmente un ratto nero consuma intorno ai 15-20 g al giorno di cibo e 15 ml di acqua , necessità , quella idrica, che gli impedisce di colonizzare stabilmente posti dove non abbia un approvvigionamento di acqua continuo.

Riconoscere i segnali della presenza del Ratto dei tetti:

  • Rumori: sono molto più rumorosi dei topolini domestici, una colonia si sente distintamente dagli squittii e brontolii delle “litigate” anche diurne. I rumori provengono per lo più da zone alte della casa, solai, soffitte e dalle cime di alberi. Rumori di camminate rapide , ma  chiaramente percettibili, anche perchè il materiale dei tetti (tegole di ceramica, tettoie plastiche) è decisamente più rumoroso
  • Feci e odore: Come il mus musculus, il ratto delle navi contamina con la propria urina e feci anche il cibo che mangia e marca con esse i propri cammini, per quanto riguarda la forma, come possiamo vedere, esse sono scure a forma di piccole banane appuntite su di un lato, sono in quantità minori di quelle prodotte dal topo. L’odore delle urine è forte e impregnante.Immagine di impronte di Rattus rattus
  • Macchie di untuosità: nei passaggi più difficoltosi ( sotto le travi, al termine di una corda usata come cammino) si trovano le caratteristiche macchie di untuosità costituite dalla betalanolina da urine e feci che il topo calpesta e rende levigate come cera, usando le zampe e i peli del ventre.
  • Altri segnali: A parte i danni che possiamo rilevare nelle nostre dispense, difficilmente troveremo tracce di buchi di tane scavate in prossimità dei pavimenti o nel terreno, piuttosto cerchiamo le sue tracce nei solai e soffitte. Chi possiede aree verdi intorno alla casa o alla fabbrica, cerchi sotto gli alberi, tracce dei resti dei semi di cui esso si nutre e i nidi (abbastanza voluminosi) tra le chiome delle palme e dei pini

Detto questo, per concludere questa breve scheda etologica sul Rattus rattus, mi riservo personalmente di ricordarvi, cari lettori e curiosi, che questo animale è portatore, al pari degli altri roditori infestanti, di malattie gravissime (vedi qui – sezione infezioni) attraverso i suoi parassiti e escrementi.  Quindi, niente panico, quasi sicuramente non morirete di peste, ma è urgente e necessario per la vostra salute e quella dei vostri animali domestici agire al più presto procurando personale qualificato e competente che sappia, insieme a voi organizzare una efficace e continuativa strategia di derattizzazione ecologica.

Vota qui

Derattizzazione ecologica con EKOMILLE

EKOmille un nuovo, innovativo e sicuro prodotto di derattizzazione ecologica

La lotta contro i roditori è una lotta antica, una lotta che l’uomo ha combattuto con molte armi e con molti strumenti, è una lotta che nonostante la tecnologia moderna, l’uomo spesso affronta con metodi antichi e talvolta pericolosi e questo proprio oggi in cui sono massime le aspettative dei consumatori in termini di qualità, di sicurezza, di igiene e di ecologia soprattutto per i prodotti alimentari. Finalmente questa lotta vede affacciarsi sul mercato una nuova arma particolarmente efficace, un congegno per la continua cattura di topi e ratti, che viene incontro alle moderne esigenze dei consumatori, eliminando veleni e pericoli per l’uomo, per i bambini e per gli animali domestici .ekomille sistema eco

La soluzione moderna a questa lotta oggi si chiama EKOMILLE, un congegno in grado di catturare in continuo topi e ratti, utilizzando esche assolutamente naturali, e garantendo la soluzione e la prevenzione del problema, nel rispetto dell’igiene e dell’ecologia.

Lo studio progettuale e la successiva attenta fase di sperimentazione e perfezionamento ha visto l’impiego di numerosi prototipi utilizzati per le catture sia in laboratorio sia negli ambienti tipicamente frequentati da topi e ratti . Ekomille è stato sperimentato per un anno nello zoo di Roma così come nel mercato rionale del Testaccio, notoriamente infestato da ratti dal tempo della disattivazione del Mattatoio Comunale.
Tutto questo nell’ambito di una ricerca scientifica diretta dall’Università la Sapienza, che ha portato alla piena approvazione di questo sistema di cattura. Il sistema EKOMILLE funziona senza la dispersione nell’ambiente di alcuna sostanza velenosa o nociva, come i comuni veleni, pericolosi in special modo, per il rischio di contaminazione dei prodotti alimentari in vendita o in stoccaggio nel luogo da derattizzare.

Ma come funziona EKOmille?

Grazie alle esche naturali percepib
ili anche a distanza, l’animale viene attirato all’interno dell’apparecchio dove viene catturato al tentativo di mangiare l’esca stessa, EKOMILLE è dotato di un sensore tarato ad sistema ecologico appena 1,8 g di pressione il che lo rende praticamente infallibile ,inoltre possiede alcuni accorgimenti in grado di vincere la nota diffidenza e l’accorgimento dei topi. La chiusura ermetica e il liquido disinfettante nel serbatoio di raccolta, garantiscono l’igiene e sicurezza, al tempo stesso , l’uso delle esche naturali assicura la totale ecologicità di EKOMILLE. Si presta pertanto ad essere impiegato con estrema sicurezza in molti ambienti, anche dove deve essere protetta la presenza di animali domestici e bambini, nelle comunità ospedaliere o negli asili per anziani, oltreché direttamente nelle fognature senza alcun problema.
L’apparecchio contiene fino a 200 piccoli topi, quindi necessita di una rimozione degli stessi solamente ogni 15-20 giorni, ovviamente con il cambio del liquido disinfettante al suo interno ed un controllo dell’esca naturale usata.

Finalmente un grande passo verso una derattizzazione economica, comoda e con assistenza tecnica qualificata.

Per una derattizzazione economica a Modena visita disingfestazioni.modena.it

Vota qui

Sostanze usate per il controllo dei Roditori. Rodenticidi, Topicidi acuti.

Sostanze usate per il controllo dei Roditori. Rodenticidi, Topicidi acuti.

Da millenni l’uomo si è trovato a contrastare la presenza dei roditori, certo non subito ci si era accorti che gli stessi erano portatori di gravi malattie, ma comunque fin dall’antichità erano associati a un concetto di degrado, sporcizia, e contaminazione delle provviste alimentari.  Lo sta a dimostrare la presenza iconografica dei gatti fin dal 3000 a.C. in Egitto, la loro fama come abilissimi cacciatori di ratti si sparse rapidamente e nonostante fosse severamente proibito farli uscire dalla terra dei faraoni, i Romani trovarono il modo di portarli al di fuori dall’Africa un po’ ovunque. Questo fu uno tra i primi sistemi di controllo conosciuti in campo internazionale.

Essendo i Roditori parassiti al pari di tanti altri, il metodo più ovvio per eliminarli è ucciderli. Purtroppo nel caso dei Ratti, Topi e affini la loro spiccata neofobia e la loro adattabilità, ha portato l’uomo a escogitare sistemi e tecnologie sempre diversi, ma a tutt’oggi sono ancora i vari rodenticidi e i dispositivi di cattura per topi a costituire la quasi totalità delle soluzioni effettivamente disponibili.

Le sostanze rodenticide usate per la derattizzazione si possono dividere in tre gruppi:rodenticidi

  • Rodenticidi acuti
  • Rodenticidi sub acuti
  • Rodenticidi cronici (anticoagulanti)

Analizziamone i pro e i contro.

Rodenticidi acuti:

La definizione generale vuole che si possa definire veleno acuto un veleno in grado di condurre alla morte del roditore in meno di 24 ore. Purtroppo alla rapidità si associa anche la tossicità e la mancanza di antidoti per queste sostanze e quindi  la loro pericolosità in caso di ingestione accidentale è grande, e necessitano sempre di un accurata supervisione da parte di personale specializzato.

Altro inconveniente è la diffidenza per l’esca che si può sviluppare nel roditore altrettanto rapidamente, nel caso di un ingestione non sufficiente (dose sub-letale), specialmente nei primi giorni di somministrazione; non scordiamoci che il ratto si approssima sempre cautamente a tutto quello che di nuovo trova sul suo cammino e difficilmente mangerà tutto il veleno in una volta. A questo problema si può ovviare utilizzando la tecnica del pre-adescamento, ossia collocando esche simili in formato e sapore ma non tossiche, in antecedenza.

È importante sottolineare comunque che la normativa Comunitaria Europea in materia di biocidi, prevede una futura  (2010) esclusione di queste sostanze dalla commercializzazione.

FOSFURO DI ZINCO:

Ha avuto ed ha, una grande diffusione in tutto il mondo, a partire della prima guerra mondiale.

Come colpisce: Nell’ambiente umido dello stomaco.

Dose letale: Rattus norvegicus (ratto delle chiaviche) 40 mg • kg¹
Mus musculus (topo domestico)32 mg • kg¹

Tempo di azione: Primi sintomi entro i 25 minuti dall’ingestione. Morte nell’arco delle 24 ore

Pro:

  • Il fosfuro di zinco non viene accumulato nei muscoli o in altri organi, riducendo i rischi di intossicazione per altri animali non bersaglio.
  • Si degrada abbastanza rapidamente se collocato in esche fresche artigianali a base di frutta o verdura e in ambienti umidi

Contro:

  • Non esiste antidoto, molta attenzione deve essere collocata nel preparare le esche in quanto le polveri di fosfuro di zinco sono estremamente pericolose se inalate.
  • In caso di dosi sub-letali, causa diffidenza nei roditori bersaglio. È necessario usare la tecnica di pre-adescamento.

Si sconsiglia l’uso se non in determinate condizioni (esche preparate e collocate da ditte di derattizzazione specializzate) e con precise garanzie di sicurezza.

ALFACLORALOSIO:Rodenticidi veleni

Narcotico usato in passato come repellente e anestetico per uccelli. La sua azione rodenticida fu scoperta  per caso nella decada del ’60.

Come colpisce: Agisce sul sistema nervoso producendo un rallentamento dei processi metabolici,l’animale muore per ipotermia (assideramento),che è la morte più rapida per i roditori di piccola taglia.

Dose letale: Più attivo per il Topo domestico , 190-300mg • kg¹; Ratto 200-400mg • kg¹ la temperatura ambientale ideale, perché il veleno svolga la sua azione tossica, deve essere inferiore a 16°C.

Tempo di azione: sintomi entro la prima ora dall’ingestione

Pro:

  • Minor livello di rischio, tra i rodenticidi acuti per gli animali non bersaglio, di taglia media o grossa.
  • L’Alfacloralosio dà una Morte rapida con basso livello di sofferenza per l’animale intossicato.

Contro:

  • Considerata la rapidità dell’azione induce facilmente una maggiore diffidenza all’esca.
  • Necessita di tecnica pre-adescamento.

Pur non esistendo antidoto in caso di avvelenamento accidentale bisogna tentare di riscaldare al più presto l’animale intossicato, coprendolo e non massaggiando gli arti, perché in quel caso si rischia di allontanare il sangue dal cuore.

NORMORBIDE:

Anche questo è un veleno scoperto a metà degli anni ’60. È utilizzabile solo per i Ratti, ha poco o quasi nullo effetto sui Topi domestici e altri Roditori. In realtà ancora non si è capito bene il perché funziona in questo modo.

Come colpisce: Azione tossica sull’apparato circolatorio, agisce da vasocostrittore. Uno dei sintomi sono gli arti che tendono a sbiancare.

Dose letale: Funziona, come dicevamo sopra, solamente per il Ratto delle chiaviche o pantegana (Rattus norvegicus) nella dose di 5-15mg • kg¹ ; per il Rattus Rattus (ratto dei tetti) già la dose del rodenticida deve essere di 50mg • kg¹.

Tempo di azione: tra i 15 minuti e le 4 ore successive dall’ingestione della dose letale.

Pro:

  • È praticamente il meno pericoloso per l’uomo e gli animali domestici.
  • Non ha conseguenze per altri animali non bersaglio (predatori ecc.).

Contro:

  • Bassa appetibilità anche se incapsulato.
  • Scarsa efficacia su Topo domestico e altre specie di Roditori.

ANTU (Alpha-naphtyl-thiourea):

Sviluppato negli Stati Uniti intorno agli anni ’40, anche questo è un Rodenticida acuto particolarmente efficace per il Ratto delle chiaviche, la cui azione non è ancora del tutto conosciuta.

Come colpisce: si sa che agisce aumentando la permeabilità dei capillari dei polmoni, provocando edema polmonare e difficoltà respiratorie.

Dose letale: Varia molto secondo il peso e dell’età dei Roditori.

Tempo di azione: rapida comparsa dei sintomi, morte nelle prime 2-4 ore dall’ingestione.

Contro:

  • Tra le specie non bersaglio; i cani e i maiali, possono subirne gravi conseguenze.
  • Diffidenza all’esca. Necessaria tecnica di pre-adescamento.
  • Difficoltà nello stabilire la dose letale.
  • Si sospetta azione cancerogena nei confronti delle persone.

ALFACLORIDINA:topolino

Questa sostanza ha un interessante principio attivo; può agire sia come veleno che come sterilizzante per i Ratti e altre specie di Roditori.

Come colpisce: provoca lesioni nelle cellule epiteliali, impedendo il trasporto degli spermatozoi.

Dose letale: come veleno acuto: 152mg • kg¹ per il Ratto delle chiaviche; 160mg • kg¹ per il Topo domestico

Pro:

  • La sterilizzazione non influisce sulle dinamiche sociali dei Ratti, perciò l’animale rimane come maschio dominante, continuando ad accoppiarsi.
  • Come sterilizzante quindi non provoca un eccessiva diffidenza.

Contro:

  • Come sterilizzante funziona bene per il Ratto nero e il Ratto delle chiaviche ma non sterilizza il Topo domestico
  • Scarsa appetibilità, la sostanza deve essere microincapsulata.

SCILLIROSIDE:

Questa è una sostanza prodotta attraverso la sintetizzazione chimica avvenuta nel 1959, di un estratto naturale chiamata Scilla rossa preso dalla pianta Urginea maritima della famiglia delle Liliacee usata fin dal tempo degli antichi Egizi sia per le proprietà medicinali che come Topicida.

Come colpisce: Agisce sul cuore provocando convulsioni, paralisi e quindi morte.

Dose letale: 50mg • kg¹ per il Topo domestico e 200 – 250 mg • kg¹ per le femmine del Ratto delle chiaviche, mentre per il maschio del Rattus norvegicus, meno sensibile, ci vogliono 500mg • kg¹

Tempo di azione: I sintomi per l’ingestione di scilliroside appaiono dopo alcune ore , la morte sopravviene spesso entro le prime 12 ore.

Pro:

  • La formula chimica ora sintetizzata è  un prodotto omogeneo e biologicamente stabile con tossicità elevata.

Contro:

  • L’estratto di Scilla rossa ha un appetibilità  bassa per le specie bersaglio, sapore amaro.
  • Rischi maggiori per esseri umani e animali non target, numerosi i casi di avvelenamenti accidentali.

SODIO MONOFLUOROACETATO e SODIO FLUORACETAMIDE:

Prodotto non registrato in Italia

Il Sodio Monofluoroacetato conosciuto anche come 1080, dato il suo basso costo e la sua elevata tossicità, non ha un target specifico, e per questo viene spesso usato in altri paesi come la Nuova Zelanda per controllare specie diverse dai Roditori, come gli opossum e i conigli, a volte con gravi conseguenze per altri erbivori e canidi. Stessa cosa vale per il Sodio Fluoracetamide detto: 1081, che è molto simile ma più leggero.

Come colpisce: agisce causando l’accumulo di acido citrico, quando viene ingerita una dose non letale, l’animale si riprende nel giro di 1-4 giorni. La morte avviene quasi sempre per arresto cardiaco, negli erbivori, nei carnivori per blocco della respirazione.

Tempo di azione: i primi sintomi si manifestano dopo mezz’ora dall’ingestione la morte nelle 24 ore successive.

Contro: La sua tossicità per le specie non bersaglio, soprattutto Carnivori e canidi.

Altri tipi di Rodenticidi Acuti:

Molti Topicidi acuti sono stati abbandonati nel tempo perchè basati su metalli pesanti quali fosforo, arsenico, stricnina, crimidina e come dicevamo, in un prossimo futuro saranno messi fuorilegge dalle nuove normative Comunitarie sui biocidi, lasciando spazio alle nuove generazioni di anticoagulanti ( rodenticidi cronici ) dei quali parleremo più avanti. Comunque per correttezza d’informazione vogliamo fornire alcune informazioni basiche:topi in casa

FOSFORO: molto tossico per l’ambiente

ARSENICO: è una tossina che si incontra diffusamente in natura ma è più tossico per l’uomo che per le specie bersaglio. È una sostanza già proibita ovunque oltretutto perché provoca notevoli sofferenze agli animali intossicati.

SOLFATO di TALLIO: provoca danni a carico dell’apparato intestinale, del sistema nervoso e respiratorio. I sintomi ci mettono vari giorni per apparire ( da 1 a 3 giorni). È una sostanza troppo sensibile all’umidità e quindi dissolvendosi inquina facilmente le acque  e il terreno.

STRICNINA: è un alcaloide del frutto dell’albero Srychnos nux vomica , agisce molto rapidamente (1 ora) , agisce sul sistema nervoso centrale, è proibita in Italia da tempo come topicida, ma purtroppo viene ancora illegalmente usata per uccidere cani, volpi, lupi ed altri animali.

CRIMIDINA: È stata usata fino a qualche tempo fa in basse concentrazioni nelle esche pronte, molto tossica per i Mammiferi, agisce sul sistema nervoso centrale. Ha come svantaggio il fatto che si decompone troppo rapidamente in ambienti umidi e le esche con questa sostanza sono poco appetibili per i Roditori. Di buono ha che se ne conosce l’antidoto ; la piridossina.

Questi che abbiamo accuratamente presentato sono i Rodenticidi o Topicidi acuti, sostanze che pur essendo proibite, in quanto biocidi, dalla normativa Comunitaria, a partire da quest’anno 2010, sono argomento di ricorso presso la Corte europea da parte delle multinazionali specializzate nella produzione di prodotti per la derattizzazione.

Pur essendo ormai gli anticoagulanti di terza generazione (rodenticidi cronici) i prodotti derattizzanti più usati, sicuramente più efficienti e meno pericolosi dei rodenticidi acuti, le sostanze qui nominate sono ancora purtroppo,  presenti in molte esche attualmente in commercio.

Raccomandiamo a tutti lettori che ci seguono, la massima attenzione, in caso di contatto accidentale con queste sostanze e, pensando alla vita e alla salute dei nostri cari, quanto sia meglio contattare in caso di presenza accertata di roditori nocivi, personale specializzato in derattizzazioni e competente in materia.

Vota qui

Sostanze usate per il controllo dei Roditori. Rodenticidi cronici, gli Anticoagulanti.

Come agiscono i Rodenticidi cronici
Anticoagulanti di Prima Generazione
Anticoagulanti di Seconda Generazione

Affrontiamo ora l’argomento dei Rodenticidi cronici, anche chiamati Anticoagulanti, che sono a tutt’oggi i rodenticidi più usati.

Cenni storici sulla loro scoperta

La scoperta degli Anticoagulanti nella loro applicazione come Rodenticidi è avvenuta per caso. Nel 1922 si cominciò a studiare una malattia che colpiva il bestiame che a sua volta si nutriva di foraggio, e in particolare di trifoglio depositato nei silos (insilato). I vitelli morivano per emorragia e non si riusciva a capire il perché , fino a quando un contadino del Wisconsin (USA), non portò un animale morente a far analizzare in laboratorio, venne cosí trovata la causa delle morti e identificata in un composto specifico a base di cumarina, da qui venne isolato e sintetizzato il Dicoumarol.

La ricerca fu interrotta a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, unanticoagulanti topi a volta finita, le ricerche ripresero fino all’individuazione di un composto , il numero 42, che otteneva i risultati migliori nell’eliminazione di Topi e Ratti. Queste ricerche vennero svolte dalla Wisconsin Alumni Research Foundation, che nel 1952 ottenne la licenza . Il nome  del primo anticoagulante Warfarin, per l’appunto prende il nome da questa fondazione, più il suffisso arin che indica la sostanza come appartenete alla famiglia delle cumarine.

Come agiscono i Rodenticidi cronici

I Rodenticidi cronici pur essendo di struttura chimica differente, hanno lo stesso meccanismo d’azione; agiscono sui fattori della coagulazione del sangue che richiedono la presenza della vitamina K, che proprio per questo è anche l’antidoto usato in caso di ingestione accidentale.

L’organo principale che colpiscono nei Roditori è il fegato, inibendo il processo di sintesi, l’animale deve ricorrere alla fonte alimentare per ottenere vitamina K, ma la vitamina che viene assorbita attraverso gli alimenti non è sufficiente se non per un breve lasso di tempo, di solito per pochi giorni, poi cominciano a verificarsi le emorragie.

I sintomi sono costituiti da debolezza, letargia, riflessi lenti, postura con la schiena incurvata, e a volte sono visibili tracce di sangue attorno a naso, occhi, bocca e ano. Il sopraggiungere dei primi segni clinici avviene dopo 1-5 giorni dall’ingestione e la morte entro i 3 e i 5 giorni.
Oltre che per via orale, gli anticoagulanti sono estremamente tossici anche in caso di  contatto con la pelle,o per inalazione.

Dovuto alla loro  bassa solubilità non vengono assorbiti dalle piante alimentari nel caso di un uso sulle colture, possono tuttavia essere assai persistenti sul suolo.

PRO:

  • Dovuto alla loro azione che si manifesta nel tempo, è praticamente impossibile che gli animali associno il malore con l’ingestione dell’esca, questo fa si che non si sviluppi la diffidenza e che continuino a mangiarne.
  • Esiste un efficace antidoto, al contrario dei Rodenticidi acuti e sub-acuti, che è la vitamina K e che, ha l’opportunità di essere somministrato in tempo, dovuto al fatto che i rodenticidi cronici, non hanno azione immediata.

CONTRO:

  • Il fenomeno dell’insorgere di ceppi di roditori geneticamente resistenti agli anticoagulanti.

È vero che gli anticoagulanti mummificano i Roditori?anticoagulanti per roditori

Innanzi tutto ci piacerebbe sfatare la leggenda che queste sostanze mummificano i Roditori che le ingeriscono, al contrario queste sostanze producono emorragie, e i liquidi che fuoriescono da corpo morente; sangue, liquidi interni sono contenute. Piuttosto dobbiamo notare che il ritrovamento di animali mummificati quasi sempre riguarda Topi, e più raramente Ratti. Questa mummificazione si rinviene normalmente in climi caldi e asciutti, quali le abitazioni umane, e più frequentemente nel Topo in quanto questi, hanno un rapporto superficie/volume minore rispetto ai Ratti, il  che consente una più facile evaporazione, dovuta appunto al clima, dei liquidi corporei.

Il fenomeno della resistenza agli anticoagulanti

È bene specificare che, si sono manifestati fenomeni di resistenza al principio attivo delle sostanze anticoagulanti , ormai in tutto il mondo.

Dovuto a questa resistenza ai Rodenticidi cronici che, per la prima volta si è evidenziata in una zona agricola della Scozia nel 1958, probabilmente trasmessa geneticamente da alcuni individui, e allargatasi radialmente con una velocità media di 4,8 km l’anno,  è cominciata la ricerca per trovare nuove sostanze in grado di contrastare il fenomeno della resistenza agli anticoagulanti.

In caso di sospetta resistenza agli anticoagulanti, bisogna ricordare l’importanza che la derattizzazione in atto venga eseguita da personale specializzato, che sarà capace di analizzare i molteplici fattori cause del fallimento e proporre una soluzione adeguata.

Non tentate di risolvere il problema da soli perché:

  1. Potreste contribuire involontariamente all’allargamento del fenomeno non riuscendo a debellare gli individui geneticamente resistenti.
  2. Potreste contribuire involontariamente a sviluppare il cosiddetto fenomeno delle “resistenze incrociate”, somministrando un altro tipo di anticoagulante inadatto.

La soluzione consigliata da qualsiasi ditta di derattizzazione che si rispetti, difficilmente sarà  quella della somministrazione di un rodenticida acuto, in sostituzione dell’anticoagulante, eccetto casi di estrema gravità e urgenza, ma quella di un erogatore d’esca o trappola che dir si voglia, che funziona senza l’uso di esche tossiche, tipo EKOmille, che per mia esperienza è ecocompatibile, sicuro e quando ben collocato, di estrema efficienza.

Anticoagulanti di prima generazione

Analizziamo qui a seguire gli anticoagulanti di prima generazione, anche chiamati Rodenticidi cronici, mettendo in evidenza i pro e i contro di ogni sostanza.

Sono:

  • Wafarin
  • Coumatetralyl
  • Coumacloro
  • Pindone (Pival)
  • Chlorophacinone
  • Diphacinone

Wafarin:

È conosciuto in altri paesi come Zoocumarin o Coumafene, primo anticoagulante in commercio dall’inizio degli anni ’50. Disponibile in un grande numero di formulazioni.

PRO:

  • Dovuto appunto alla scoperta di ceppi resistenti, è stato potenziato inserendo nella formulazione un antibiotico, che elimina i batteri intestinali che sintetizzano la vitamina K (responsabile per la coagulazione del sangue).veleno per topi
  • Il principio attivo si presenta in formulazione come una polvere secca e quindi può essere usato anche come veleno da pista, ossia cospargendo il cammino dei Ratti di modo che attaccandosi all’animale questo si ripulisca  leccando dalle sue zampe il veleno.

CONTRO:

  • Alcuni mettono in dubbio la sua reale efficacia nei confronti del Topo domestico e del Ratto nero.
  • Sono stati riscontrati molti casi di resistenza.
  • Scarsa appetibilità.
  • Necessita di più assunzioni da parte dell’animale.

Coumatetralyl:

Sintetizzato in Germania e messo in commercio nel 1956 , simile al Wafarin

PRO:

  • Maggiore appetibilità rispetto al Wafarin.
  • Funziona anche come polvere da pista (vedi sopra).

CONTRO:

  • Sono riscontrati casi di resistenza anche di resistenza incrociata con il Wafarin.
  • Effetti rilevanti sui pesci , idrosolubile nelle acque.

Coumacloro:

Derivato cumarinico, anche questo sintetizzato in Germania.

PRO:

  • Tossicità elevata anche se ancora non molto ben conosciuta nei riguardi di Topi e Ratti.
  • Non è facilmente solubile in acqua.
  • Funziona anche come polvere da pista.

CONTRO:

  • Poca appetibilità sia nei riguardi del Topo domestico che del Ratto delle chiaviche

Pindone:

Introdotto nel mercato statunitense nel 1953 è un derivato dell’indanedione, il primo ad essere sintetizzato. Conosciuto in Europa come Pival o Pivaldione.

PRO:

  • Non è facilmente solubile in acqua.

Chlorophacinone:

Anche questo è un derivato dell’indanedione, è il più diffuso in Italia. Introdotto in Francia nel 1961, molto usato sia in Europa che negli Stati Uniti.

PRO:

  • Efficacia sul campo maggiore del Wafarin.
  • Bassa tossicità per le specie non bersaglio,viene usato nelle colture a pieno campo nella lotta alle Arvicole

CONTRO:

  • Meno appetibile del Wafarin.
  • Sono riscontrati casi di resistenza.
  • Meno efficace nei confronti del Topo domestico.

Diphacinone:

Derivato dell’indanedione, molto usato negli Stati Uniti anche nella lotta alle Arvicole e Ratti nei frutteti.

PRO:

  • Poco solubile in acqua e degradato lentamente nel suolo.roditori
  • Molto efficace nella lotta al Ratto delle chiaviche.
  • Usato anche nella lotta ai pipistrelli vampiri in Sud America.

CONTRO:

  • Meno efficace nella lotta al Topo domestico.

Anticoagulanti di seconda generazione

Sono:

  • Difenacoum
  • Bromadiolone
  • Brodifacoum
  • Flocoumafen
  • Difethialone

Difenacoum:

Primo anticoagulante della seconda generazione , messo in commercio nel 1976, è uno dei Rodenticidi più usati al mondo.

PRO:

  • Molto efficace nella lotta ai Ratti e Topi sia nei confronti del Rattus rattus (Ratto dei tetti) che del Rattus norvegicus (Ratto delle chiaviche) come del Mus domesticus (Topo domestico).
  • Poco tossico per tutti i principali animali domestici.
  • Tempo di dimezzamento nel fegato dei roditori intossicati di 118-120 gg, tra i più brevi tra gli anticoagulanti di seconda generazione. Questo significa meno pericolo di avvelenamento per le specie predatorie.

CONTRO:

  • Si sono presentati casi di resistenza pur essendo un rodenticida cronico di seconda generazione, sia nel Ratto delle chiaviche (Inghilterra) che nel Topo domestico (Inghilterra)che per il Ratto dei tetti (Francia).
  • Appetibilità inferiore al Bromadiolone.

Bromadiolone:

Immesso sul mercato nel 1976 a pochi mesi di distanza dal Difenacoum. Anche questo è tra i rodenticidi più usati al mondo.

PRO:

  • È sufficiente una sola ingestione per causare la morte dei roditori.
  • Ottima appetibilità.
  • Bassa solubilità nell’acqua e degradazione lenta nel suolo.

CONTRO:

  • Il tempo di dimezzamento nel fegato dei roditori colpiti è il più lungo tra gli anticoagulanti (170 gg), quindi ne è sconsigliato l’uso in pieno campo, se non un uso attentamente monitorato. Può causare la morte involontaria dei  predatori.
  • Sono stati segnalati casi di resistenza.

Brodifacoum:

Sul mercato dal 1979, ancora oggi largamente utilizzato, la sua eleva tossicità ne fa il più potente tra gli anticoagulanti in commercio.

PRO:

  • Fortemente insolubile in acqua e non degrada nel suolo.
  • A tutt’oggi immune dal fenomeno di resistenza.

CONTRO:

  • Ridotta appetibilità.
  • In gran Bretagna ne è vietato l’uso nelle aree esterne degli edifici, dato il suo potenziale tossico per gli animali non bersaglio.

Flocoumafen:anticoagulanti per topi selvatici

Anticoagulante molto potente si trova sul mercato dal 1984. Tossicità di poco inferiore al Brodifacoum per quanto riguarda il Ratto delle chiaviche.

PRO:

  • Il Flocoumafen non è facilmente solubile in acqua ed è degradato lentamente nel suolo.
  • Non sono noti casi di resistenza.

CONTRO:

  • Molto pericoloso nei confronti di altri animali non bersaglio, soprattutto per i cani.
  • Meno tossico nei confronti del Topo domestico e del Ratto dei Tetti.

Difethialone:

È l’ultima novità in fatto di anticoagulanti, è considerato il precursore di una nuova famiglia di principi attivi; i benzotiopiranoni.

PRO:

  • Elevata tossicità sia contro il Ratto delle chiaviche che contro il Topo domestico.
  • Presente sul mercato in molte formulazioni.
  • Non sono stati segnalati casi di resistenza.

CONTRO:

  • Pericoloso per le specie non bersaglio anche se il tempo di eliminazione nel fegato dei roditori è il più breve tra tutti gli anticoagulanti di seconda generazione.

Concludiamo questa breve e sintetica descrizione delle sostanze anticoagulanti utilizzate nei procedimenti di derattizzazione, ricordando a tutti gli interessati, quanto sia importante usare queste sostanze con assoluto discernimento e responsabilità, sempre e comunque assessorati da personale specializzato e  preferendo quando possibile altri metodi di derattizzazione come ad esempio le trappole erogatrici d’esca non tossica, come ad esempio il sistema EKOmille , decisamente più ecosostenibili e causa di minore sofferenza per gli animali da derattizzare.

Vota qui

Ultrasuoni, Infrasuoni, Onde Elettromagnetiche per allontanare i Roditori

LA DERATTIZZAZIONE CON ULTRASUONI

La possibilità di allontanare i Roditori usando questi mezzi tecnologici, quali gli emettitori di onde a ultrasuoni, ha generato e genera notevoli controversie tra gli operatori del settore derattizzazioniultrasuoni per roditori .

Nonostante che, i costi di un impianto ad ultrasuoni a volte possano essere più elevati di una programmazione specialistica di derattizzazione, sicuramente più efficiente, applicata con metodi tradizionali quali; elementari misure di esclusione, erogatori d’esca e trappole come l’Ekomille per esempio, si nota curiosamente come la gente ha una propensione maggiore ad investire nell’acquisto di questi sistemi dalla non comprovata efficienza.

Le Basi Scientifiche

Le basi scientifiche che vengono prese in considerazione sono quelle che in realtà, molte specie di Roditori, tra i quali i Ratti e i Topi, emettono e captano ultrasuoni.

Gli Ultrasuoni sono suoni con una frequenza superiore a quella udibile dall’orecchio umano, cioè oltre i 20 Khz, e addirittura, i Roditori ne possono venire uccisi (quando arrivano a circa 160 decibel), attraverso un eccessivo aumento della temperatura corporea.

Sappiamo inoltre che quando si è esposti per un periodo di tempo prolungato
agli ultrasuoni, questo può indurre ad un forte stress e a modificazioni nel sistema endocrino dei Roditori.

Prove in campo

Purtroppo non si è riuscito ad avere prove scientifiche di reale efficienza in campo di queste tecniche, nella maggior parte dei casi risulta infatti solo un momentaneo diminuire nell’attività dei Roditori, quindi ad un attenta analisi si è dedotto che i limiti di questi sistemi sono:topo selvatico

  1. Dato che i suoni ad alta frequenza si propagano in linea retta, la loro efficienza diminuisce a breve distanza dal punto di emissione, in quanto vengono facilmente assorbiti dai corpi solidi.
  2. Come gli esseri umani, a loro volta i Roditori si abituano a vivere in posti molto rumorosi e quindi, entro certi limiti, si crea un abitudine agli ultrasuoni.
  3. Sull’abitudine e il passare della sensazione di pericolo, si basa anche questa terza ipotesi, alcuni apparecchi dovrebbero imitare il suono dei predatori, tipo i rapaci, dopo un certo periodo i Ratti e i Topi capiscono che il suono non è  collegato alla loro presenza e riprendono la loro normale attività.
  4. Gli Ultrasuoni veramente efficaci contro i Roditori, parliamo di quelli che uccidono, sono pericolosi anche per l’uomo.

Comunque i dispositivi ad Ultrasuoni che hanno l’effetto di allontanare i roditori, ossia  che possono ridurre un infestazione grave di Ratti e Topi, sono solamente quelli che emanano una gamma di Ultrasuoni variabile non ad un unico tono, che non permettono insomma al Roditore di sviluppare un abitudine agli ultrasuoni.

Sicuramente la ditta di derattizzazioni o il personale specializzato al quale vi rivolgerete saprà indicarvi dopo l’analisi del vostro caso e un attento monitoraggio, il sistema più adatto al tipo di derattizzazione necessaria.

Vota qui

Dispositivi di cattura per i roditori 5/5 (1)

Le trappole meccaniche

Sin dalla più remota antichità gli uomini studiarono e utilizzarono trappole per catturare i Roditori che gli rubavano il cibo.

Al giorno d’oggi pertanto esistono i più svariati tipi di trappole e disparati sistemi di cattura.

Le trappole servono anche ai ricercatori impegnati nello studio delle popolazioni animali, al fine di ottenere notizie sui loro spostamenti, uso dell’habitat, struttura e consistenza della popolazione.

A noi, interessano soprattutto per risolvere definitivamente il nostro particolare problema di derattizzazione; per difendere la nostra casa, il nostro negozio, la nostra impresa.

Sono sicura che al tempo stesso in cui vogliamo una garanzia di igiene, la sicurezza di non intossicare con sostanze nocive i nostri figli, i nostri animali domestici, le derrate alimentari, e soprattutto l’ambiente che ci circonda, vorremmo anche evitare sofferenze gratuite ai i “nostri” Roditori, Ratti o Topi che siano, solo per aver scelto un deterrente o un metodo di derattizzazione sbagliato.trappole per topi

Dopo aver analizzato i vari tipi di sostanze rodenticide; i veleni acuti, i sub acuti, gli anticoagulanti, e purtroppo non esserci del tutto convinti, passiamo adesso ai dispositivi di cattura meccanici.

Le cosiddette trappole meccaniche si dividono a loro volta in:

  • Trappole live: Che sono utilizzate in quei casi in cui non sia necessaria l’uccisione degli animali, consentendone la successiva liberazione
  • Trappole killer: trappole che catturano l’animale uccidendolo, in modo più o meno “umanitario”

Un altra classificazione e distinzione si può avere tra le :

  • Trappole a cattura singola
  • Trappole a cattura multipla

È importante considerare le trappole per Roditori come un’alternativa, nell’ambito delle strutture civili, alla uso di sostanze tossiche, specialmente in presenza di derrate alimentari che in un modo o nell’altro ne possono essere contaminate. Detto questo bisogna sottolineare l’importanza della presenza di personale specializzato che controlli con periodicità prestabilita le stesse trappole, siano esse killer  o trappole live, al  fine di garantire l’igiene eliminando o allontanando in modo adeguato i roditori catturati.

Controllo periodico necessario anche alla sostituzione delle esche usate per attirare i Topi e i Ratti nelle trappole, queste esche il più delle volte se non cambiate al momento giusto possono attirare e ospitare altri parassiti, soprattutto Insetti, con il rischio di favorire la diffusione di quest’ultimi.

Altro vantaggio delle trappole è di eliminare l’individuo catturato immediatamente precludendogli la possibilità di continuare a nutrirsi delle derrate alimentari o a contaminarle con urina e escrementi, cosa che non sarebbe possibile con l’uso di esche anticoagulanti, dato che gli animali morirebbero lentamente nel corso di diversi giorni e il loro cadavere non sarebbe immediatamente rintracciabile.

Discorso a parte voglio fare per le trappole collanti, che non sono ne l’una cosa ne l’altra, comunque se avete pazienza e interesse, leggete qua sotto il mio modesto parere

Le Trappole Collanti

Dopo queste premesse, e avendo ben chiari i principi che animano la mia lotta ai ratti e topi vari, non vorrei nemmeno nominare le famigerate trappole collanti.
Poi, penso che un giorno possiate venire influenzati da qualche venditore poco serio, o crudelmente maldisposto verso di voi e verso i poveri innocenti Roditori, tanto da farvele comprare e quindi decisamente passo ad elencarvi la lista di tutti i CONTRO:trappola con collante

  1. Siamo indotti a pensare che i Roditori siano soliti percorrere percorsi abituali, ed è vero, ma è stato dimostrato che i Ratti e i Topi percepiscono qualcosa di strano davanti ad una tavoletta collante, ricordiamoci delle loro vibrisse sensibili, quindi imparano presto a riconoscerle e ad evitarle.
  2. Le tavolette collanti servono solo per i Topi (mus domesticus) o comunque Roditori di piccola taglia, non sono buone per i Ratti (rattus rattus o norvegicus) per loro ci vorrebbero tavolette con una superficie molto più grande. Difatti spesso e volentieri ci si trovano incollati solo ciuffi di peli.
  3. Le tavolette collanti non possono essere usate in ambienti polverosi come cantine o soffitte, perché lo strato di polvere ne diminuisce l’efficacia.
  4. I professionisti del settore derattizzazioni in Inghilterra hanno ridotto al minimo indispensabile l’uso delle trappole collanti, addirittura ne hanno vietato in tutto il paese la pubblicità, perché dal punto di vista di etica deontologica , le tavolette collanti sono considerate tra i pesticidi meno umanitari al pari dei peggiori veleni a morte lenta.

Dicevo maldisposto verso di voi perché, vi siete mai soffermati a pensare che cosa ne farete poi del topolino terrorizzato, morto di fame e sete, quasi certamente ferito che troverete attaccato su quella tavoletta? Beh io si, e a parte qualche improbabile versione di camera a Co2 per l’eutanasia (viene venduta anche quella) che mi farebbe sentire leggermente “nazista”,  preferisco di gran lunga procurarmi una classica trappola con dispositivo killer dove quell’esserino viene ucciso all’istante e con poca sofferenza, o….un fucile a pallettoni tanto per le probabilità che ci sono che venga preso…

Trappole killer a cattura multipla

Tra le trappole killer a cattura multipla invece troviamo l’innovativo sistema EKomille, che appartiene anche alle cosiddette “Trappole di curiosità“, queste sono trappole che non necessariamente hanno bisogno di un esca (anche se all’interno è prevista un esca non tossica), ma sfruttano l’attrattiva del foro di entrata e scattano al passaggio del Roditore, catturandolo per semplice pressione sul piano di bloccaggio ( a questo tipo di trappole appartengono anche alcune semplici tagliole).
Essendo quindi una “trappola di curiosità”, il sistema Ekomille si può collocare anche in ambienti dove sono presenti altre attrattive commestibili, quali industrie o depositi alimentari poiché l’abbondanza del nutrimento non forza alla ricerca dell’esca che in questo caso dovrebbe essere appetitosissima per riuscire ad attirare il soggetto.

Il funzionamento è semplice: con la semplice pressione del corpo il meccanismo scatta, facendo cadere il Ratto o il Topo, all’interno di un raccoglitore contenente un liquido che uccide l’animale quasi all’istante per le sue esalazioni e al tempo stesso lo conserva contro la putrefazione.trappole per topi

Dal mio punto di vista la trappola EKOmille soddisfa tutte le necessità prima elencate per  una derattizzazione sicura e ecocompatibile. Ricapitoliamole insieme:

  • Il contenitore è igienico, sicuro alla chiusura ermetica e agli urti e di colore non attrattivo per i bambini, fissabile al suolo e inaccessibile agli animali domestici.
  • Il foro d’entrata è sufficientemente attrattivo per stimolare la curiosità innata dei roditori e l’esca pur essendo composta di semplici semi di girasole senza veleno, emana comunque odore.
  • Il peso necessario al ribaltamento e quindi alla cattura del Ratto o Topo che sia, è di solo 1,8 grammi.
  • Il topo muore quasi istantaneamente a causa del liquido velenoso e conservante al suo interno, diciamo in un modo “umanitario”.
  • Non richiede un monitoraggio troppo frequente in quanto le carcasse sono igienicamente isolate e l’apparecchio ne può contenere molte. Ha inoltre un chiaro marca-catture esterno facilmente consultabile.
  • È utilizzabile ovunque.
  • Ha un’ampia rete di assistenza professionale su tutto il territorio italiano

Mi sembra che, se messe al confronto con il sistema Ekomille sinceramente poche altre trappole meccaniche reggano, è certo che soprattutto in internet ne troverete un infinità di tipi;  dai semplici erogatori d’esca a trappole svedesi con il sistema live che sono di tutto rispetto, come rispetto d’altra parte pienamente, la volontà di alcune persone di non uccidere gli animali ma liberarli in lontane zone disabitate, purtroppo il Rattus norvegicus o Pantegana e non solo lui, sono un vero e proprio pericolo per la nostra salute come vedremo nei prossimi articoli dove approfondiremo tra le altre cose, le malattie trasmesse all’uomo dai roditori e dai loro parassiti e altri interessanti concetti come per esempio un programma di sterilizzazione di roditori attualmente allo studio.

Continuiamo perciò a studiare e cercare, facendoci idee nostre, ma intanto utilizziamo quello che c’è di meglio al momento sul mercato, a detta dei professionisti del settore derattizzazioni, la trappola Ekomille è la nostra scelta particolare.

Vota qui