Riconoscere topi o ratti: le differenze 5/5 (2)

Topi e ratti sono potenziali infestatori delle nostre abitazioni e per comprendere e riconoscere le differenze tra di loro bisogna entrare nel merito delle specifiche proprietà e dei danni che questi animali provocano.

Ma qual è la differenza tra topo domestico e ratto?

Esistono tre grandi specie in tutto il pianeta di topo e ratto dannose per case e aziende e sono:

  • Il ratto nero (chiamato anche ratto del tetto o Rattus rattus );
  • Il ratto marrone (chiamato anche ratto comune o di Norvegia o Rattus norvegicus );
  • Il topolino domestico ( Mus domesticus ).

Il topolino di campagna conta moltissime specie in tutto il mondo che sono, però, tra di loro indistinguibili. Oltre alle differenze più visibili e evidenti, come dimensioni e abitudini, tra ratti e topi domestici vi sono caratteristiche ricorrenti: gambe corte, coda lunga e coppia di incisivi nella mascella superiore.
topo o ratto

Il topo domestico

La caratteristica più evidente che contraddistingue il topolino domestico è la sua dimensione: molto più piccolo rispetto al ratto (varia circa dai 3 ai 10 cm di lunghezza).

Anche se il topolino può essere confuso con un ratto di giovane età, presenta delle caratteristiche fisiche ben chiare:

  • Orecchie più grandi del ratto
  • Coda più lunga rispetto al corpo
  • Un ratto giovane, invece, presenta testa, piedi e coda più grandi rispetti al corpo

Il ratto

Il ratto marrone o il ratto di fogna si presenta con un corpo molto grosso, un colore chiaro sulla pancia, coda più corta delle dimensioni del copro, piccole orecchie molto pelose e dalla punta smussata. Mentre il ratto nero o il ratto dei tetti ha un corpo molto più sottile, la coda più lunga del corpo e il muso decisamente appuntito.

Differenze tra ratto e topo

I ratti sono onnivori a differenza dei topolini che mangiano cerali, inoltre, i ratti bevono molta più acqua in confronto dei topolini (3 ml al giorno sono sufficienti). I ratti marroni o di fogna in genere vivono sul terreno o in cunicoli mentre i ratti neri amano le zone litoranee e portuali. Per quel che riguarda i topolini, invece, questi amano nidificare in tane nel terreno; sono anche ottimi arrampicatori e possono percorrere superfici verticali con agilità.

 

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Arvicole microtus, il Topo campagnolo frequentatore dei nostri meleti. 4/5 (1)

Genere Microtus , le Arvicole presenti in Italia, schede etologiche:

Il cosiddetto : Topo campagnolo, o Arvicola, appartiene alla famiglia dei Criceti(Cricetidae)  e alla grande sottofamiglia delle Arvicole (Arvicolinae) del genere Microtus.

Quando parliamo più specificamente dei roditori presenti in Italia vi troviamo altre Arvicole dello stesso genere e sono:

  • Microtus Arvali Arvicola campestre
  • Microtus agrestis – Arvicola agreste
  • Microtus multiplex – Arvicola di Fatio (sottospecie Terricola)
  • Microtus savii – Arvicola del Savi (sottospecie Terricola)
  • Microtus subterraneus – Arvicola sotterranea (sottospecie Terricola)

Queste, tra loro sono difficili da distinguere, a parte differenze di habitat e alcune diversità morfologiche, che ovviamente rileveremo in quest’articolo. Esistono altre arvicole presenti nel nostro paese e molto diffuse come L’Arvicola rossastra (Myodes glareolus) molto simili a un topo domestico, ma appartengono al genere Myodes e le tratteremo in altra occasione.

Microtus arvali o Arvicola campestre e Microtus agrestis o Arvicola agreste, anche chiamate: Topo campagnolo, e Topo agreste.

Immagine di Arvicola campestre

 

L’Arvicola campestre e la sua “collega”; l’Arvicola agreste sono responsabili dei gravi danni ai meleti del Trentino, a campi di foraggio e alle culture dei cereali, dove riescono a danneggiare intere piantagioni .

Il Topo campagnolo non si accontenta solo dei frutti, ma, distrugge le piante decorticandone l’apparato radicale fino al colletto, e aggredendo le piante di cereali ancora verdi.
Abbiamo perciò scelto, per una volta, di presentarvele insieme in una scheda comparativa, essendo diffuse in Italia nelle stesse regioni e soprattutto avendo le stesse preferenze alimentari.

Habitat:

Arvicola campestre (microtus arvali): diffusa dal nord della Spagna agli Urali, assente in Gran Bretagna, ha un metodo attivo di termo-regolamentazione che sopporta al minimo i 16° nel periodo di maggior riproduzione, per questo motivo non la troviamo al di sopra della Danimarca, mentre allo stesso modo non sopporta la siccità estiva e in Italia pertanto la sua diffusione si limita al nord ovest della nostra penisola e cioè : Trentino, Friuli, Veneto e parte dell’Emilia Romagna.
Abita vicino ai margini dei fossi, nei prati e terreni incolti, nei frutteti, nei campi coltivati di leguminose e cereali purché non troppo lavorati, non ama i terreni troppo umidi.

Arvicola agreste(microtus agrestis): L’area di distribuzione del Topo campagnolo o meglio in questo caso del Topo agreste è molto ampia comprendendo una grande parte dell’Europa e dell’Asia , dal Portogallo alla Cina insomma.
In Italia invece, rispetto alla sua collega “campestre”, ha un’area di distribuzione limitata a una piccola porzione del Trentino Alto Adige, parte del Friuli e del Veneto.
Al contrario delle arvicole campestri, le arvicole agresti hanno bisogno di un adeguato grado di umidità, e della copertura fornitale dall’erba alta, quindi più frequentemente le troviamo ai margini degli acquitrini. Amano soprattutto le praterie ma le incontriamo anche nelle torbiere, negli appezzamenti coltivati, negli arboreti da frutto, sempre però che possano rimanere coperte dall’erba alta.

Segnali di riconoscimento della presenza delle arvicole:

A dimostrazione dell’utilità della conoscenza approfondita delle specie dannose soggette a derattizzazione possiamo già centrare attraverso l’individuazione del loro habitat, due semplici modi di prevenzione per le nostre colture e i nostri tanto amati frutteti:Immagine di Arvicola agreste

  1. Cercare tracce della presenza delle arvicole lungo i margini dei fossi, aperture di tane dove la terra di riporto intorno all’uscita non è ammucchiata ma sparsa, sentieri abituali tra l’erba alta che  questa specie realizza per i suoi spostamenti, dove sono presenti feci, lasciate generalmente in piccoli cumuli ai lati del percorso ed erba sminuzzata.
  2. Una volta individuata la loro presenza, un buon modo per prevenire i danni delle arvicole è quello di mantenere il più possibile l’erba bassa tra i filari delle colture, attenzione però, se tagliata quando già è troppo alta, lasciandola sul suolo, diamo alla specie l’habitat perfetto, quindi  è importante rimuoverne i resti.

Il metodo migliore è comunque, la cattura delle arvicole attraverso trappole per micromammiferi, al fine di  poterne individuare la specie con precisione e pianificare insieme a personale qualificato, una strategia di derattizzazione dopo un attento monitoraggio.

Morfologia:

Lunghezza del corpo:

  • Arvicola campestre: tra gli 8,5 e 12 cm.
  • Arvicola agreste: tra gli 8 e i 13 cm.

Lunghezza della coda:

  • Arvicola campestre: tra i 2,5 e i 4 cm. Coda monocolore con rada peluria
  • Arvicola agreste: tra i 2 e i 4,5 cm. Coda nettamente bicolore, sopra più scura sotto più chiara, con rada peluria.

Peso corporeo:

  • Arvicola campestre: tra i 15 e i 40 g.
  • Arvicola agreste: tra i 15 e i 45 g.

Colore del pelo:

  • Arvicola campestre: più chiara meno lunga e meno ispida dell’arvicola agreste,mantello marrone-grigiastro sul dorso e grigio giallastro sul ventre, senza demarcazione netta tra le due parti.
  • Arvicola agreste: Pelliccia ispida, colorazione variata tra il marroncino grigiastro più o    meno, tendente al giallo, ventre uniformemente grigio.

Vista, forma degli occhi:

  • Arvicola campestre: occhi più grandi rispetto alle arvicole della specie Terricola (arvicola di Fatio, arvicola di Savi, arvicola sotterranea), dovuto alla
    minore attività fossoria. Colore nero. Vibrisse molto lunghe.
  • Arvicola agreste: nessuna differenza morfologica apparente con gli occhi del Microtus arvali (arvicola campestre)

Denti:

  • Arvicola campestre:16 denti, privi di radice e a crescita continuaImmagine del profilo di Arvicola agreste
  • Arvicola agreste: 16 denti, come sopra.

Orecchie:

  • Arvicola campestre: parte interna del padigliose glabra, sporgenti rispetto alla pelliccia;tra 0,8 e 1,2 cm
  • Arvicola agreste: padiglione auricolare peloso, esternamente e internamente, orecchie quasi infossate nella pelliccia; tra 1 e 1,3 cm.

Piedi:

Il Topo campagnolo o agreste ha le impronte dei piedi posteriori, caratterizzate da sei callosità, al contrario delle arvicole della sottospecie Terricola ( arvicola Fatio, arvicola di Savi, arvicola sotterranea)che ne hanno cinque, la lunghezza del piede posteriore varia da 1,3 a 2 cm.

Feci:

Le feci di entrambe le arvicole sono ovali , lasciate lungo i sentieri percorsi, e quando fresche hanno una colorazione nera o verde.

Qui a sinistra vediamo il classico profilo delle Arvicole del genere microtus tipico dell'”agreste” sono invece le orecchie pelose e poco sporgenti dalla pelliccia.

Nella foto di destra possiamo notare l’entrata tipica di una tana di arvicola,priva degli ammucchi di terra da riporto, tipica invece nelle tane del Rattus norvegicus.

Comportamento e Riproduzione:

I Topi campagnoli o agresti, svolgono un’attività polifasica, ossia possono essere attivi sia di giorno che di notte, anche se nel periodo estivo l’attività notturna è più pronunciata. Realizzano veri e propri sistemi di gallerie sotterranee, non molto profondi ma molto estesi, più in profondità và, tra le due, l’Arvicola campestImmagine dell'ingresso di una tana di Arvicolare(ad un massimo di 20 cm). Il nido può essere collocato all’interno di queste gallerie o anche in superficie, ben nascosto nel mezzo dell’erba alta, è rivestito in prevalenza con foglie di graminacee, all’interno delle gallerie ci sono anche stanze di deposito di cibo con la funzione di scorte alimentari.

La durata del periodo riproduttivo delle arvicole varia secondo la latitudine, in generale è compreso tra febbraio e dicembre ma in caso di disponibilità di cibo può proseguire anche nel corso dell’inverno, con ricorrenze periodiche ogni 4 anni circa ( anni di pullulazione). La maturità sessuale è raggiunta

  • Arvicola campestre: dalle femmine in appena tre settimane di vita mentre dai maschi in 30 giorni, la gestazione dura  tra i 19 e i 21 giorni, dando alla luce da 2 a 10 piccoli topini campagnoli
  • Arvicola agreste: la maturità sessuale delle femmine arriva dopo 28 giorni, la gestazione dura tra i 18 e i 20 giorni e danno alla luce ad ogni parto tra i 2 e i 7 piccole arvicole agresti.

Le femmine di ambedue le specie presentano l’estro post partum che permette alle femmine di poter essere nuovamente fecondate subito dopo il parto.Questo fatto e l’elevata quantità di piccoli che nascono fanno di queste specie una tra le specie con il più alto potenziale riproduttivo tra i Roditori europei.

Preferenze Alimentari:

Entrambe le specie sono strettamente erbivore, la loro alimentazione è costituita in prevalenza da parti verdi di piante erbacee, soprattutto di cereali Leguminose e Graminacee. L’arvicola agreste è un po meno granivora dell’arvicola campestre, ma si nutre più frequentemente di corteccia delle piante arboree, sia forestali che da frutto. Della pianta mangiano tutto; fusti, foglie e radici.

La pullulazione:

Avendo un idea chiara del tipo di pericolo che queste due specie possono rappresentare, a questo punto  è importante accennare alle periodiche onde di densità demografica anche chiamati “anni di pullulazioni”.
Nelle Arvicole del genere Microtus questo accade con cicli di 3-5 anni, ossia in questi anni, preceduti da annate con favorevoli condizioni di abbondanza di cibo e con stagioni invernali più calde del normale accade un eccezionale esplosione demografica che dopo aver raggiunto un picco di pullulazione, subisce un improvviso e drastico calo.

Nonostante gli studi fatti a proposito ancora non si è capito quali siano i fattori che determinano esattamente questo andamento ciclico.

 

MIcrotus multiplex – Arvicola di Fatio sottospecie: Terricola

Affrontiamo qui il conoscimento delle tre specie di microtus la cui sottospecie è denominata “Terricola”, probabilmente dovuto ad una maggiore attività fossoria . La distinzione tra queste tre specie è difficile e molto spesso vengono attribuiti i danni agricoli compiuti dall’Arvicola del Savi (microtus savii) alla innocente Arvicola di Fatio (microtus multiplex).
È importante per questo conoscere il più possibile sia la morfologia che l’area di distribuzione geografica di cadauna, e cercheremo di farlo attraverso tecniche comparative:

Immagine di Arvicola di Fatio

Habitat:

La sua distribuzione geografica comprende tutto l’arco Alpino e prealpino di Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e Italia.

In Italia l’Arvicola di Fatio arriva a spingersi fino alle aree appenniniche tosco emiliane.Per stabilirsi, preferisce gli ambienti umidi con molta terra, ama le praterie, i terreni intorno alle coltivazioni, le torbiere, soprattutto ovunque ci sia una folta vegetazione erbosa.

Segnali di riconoscimento della loro presenza:

Questi non differiscono in maniera sostanziale da quelli delle altre Arvicole della stessa taglia; avendo però un attività più diurna rispetto alle altre è più facile incontrarla nei suoi rapidi spostamenti in mezzo ai campi.

All’imboccatura delle loro tane però incontriamo accumuli di terra cosa, non presente in quelle delle Arvicole.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra gli 8,5 e gli 11 cm. Dimensioni maggiori dell’arvicola sotterranea ( microtus subterraneus)
  • Lunghezza della coda: tra i 2,7 e i 4 cm. Coda leggermente pelosa
  • Peso corporeo: tra i 15 e i 25 g.
  • Colore del pelo: in genere ha una pelliccia particolarmente morbida se confrontata alle altre arvicole della sottospecie terricola, di colore marrone rossastra tendente al grigio chiaro e leggermente più chiaro sul ventre, più tendente al giallo che al grigio. Lunghe vibrisse.
  • Vista, forma degli occhi: gli occhi sono un poco più grandi dell’arvicola sotterranea. Colore nero.
  • Denti: 16 denti , privi di radice e a crescita continua.
  • Orecchie: Padiglioni auricolari estremamente ridotti, nascosti nella pelliccia che non superano l’1,1 cm. Di diametro.
  • Piedi: piede posteriore con cinque callosità, al contrario dell’arvicola agreste e dell’arvicola campestre che ne hanno sei, il piede posteriore è grande tra 1,5 e 1,7cm. Con unghie ricurve e affilate.

Comportamento e riproduzione:

Le Arvicole di Fatio hanno attività polifasica, ossia sia diurna che notturna e alternano numerosi periodi di attività con altrettanti di riposo il quale però è di durata più corta.
Hanno abitudini fossorie e pertanto scavano gallerie estese ma superficiali, dove situano i loro nidi, nei periodi invernali scavano gallerie anche nella neve per spostarsi non viste dai predatori.
Le femmine danno alla luce da 2 a 4 piccoli di arvicole alla volta, questa poca prolificità è però compensata dal fatto che le femmine possono rimanere attive sessualmente per oltre due anni, e da una stagione riproduttiva piuttosto lunga.

Preferenze alimentari:

Specie prettamente erbivora,  si nutre di semi, steli, rizomi e radici di moltissime piante erbacee, vivendo in posti dove è facile che si protragga a lungo la coltre nevosa, accumulano i bulbi, semi di piante arboree e rizomi nelle loro gallerie come scorta invernale.
Raramente questa specie si rende responsabile di danni all’agricoltura, i quali normalmente sono messi in atto dall’Arvicola del Savi (microtus savii) con la quale viene spesso confusa.

Microtus savii- Arvicola del Savi, sottospecie: Terricola

Si tratta, tra le Arvicole, anzi addirittura tra i Mammiferi, di una delle specie più dannose per l’agricoltura.Soprattutto in Puglia e in Sicilia causano gravi danni alle carciofaie.
Difendersi dalle arvicole significa conoscerle meglio.

Habitat:

L’Arvicola del Savi ha una distribuzione mediterranea, che va dal sud-est della Francia all’Italia intera  Sicilia compresa , ad esclusione della Sardegna dove tra l’altro non è presente nessuna specie di Arvicolini.

L’Arvicola del Savi (microtus savii) è molto più duttile delle altre arvicole nello scegliersi un habitat di sua preferenza, perciò è capace di colonizzare gli ambienti più disparati, ovviamente ama gli spazi aperti, ma la possiamo trovare anche negli appezzamenti coltivati, in ambienti soggetti a lavorazioni frequenti, come le culture di foraggio, nei frutteti, ai bordi e sulle scarpate delle strade, negli argini di fossi e canali, negli orti, l’importante è che ci sia sempre un abbondante copertura erbacea. Può colonizzare qualsiasi tipo di terreno , sabbioso, torboso, argilloso pur preferendo un suolo sciolto o di mezzo impasto.

Segnali di riconoscimento della loro presenza:

Delle piccole radure che circondano i fori di entrata della fitta rete di gallerie scavate, fori della grandezza di 3-5 cm. Intorno a questi fori c’è come un circolo mancante nella vegetazione erbacea del raggio di poche decine di centimetri, è l’arvicola che ha usato l’erba per rivestire i suoi nidi.Immagine di Arvicola del Savi

Sono inoltre caratteristici i danni delle Arvicole riportati su certe colture ortive e da frutto, sulle piante arboree troviamo tracce di decorticazione dell’apparato radicale, che in certi casi portano alla morte della pianta.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra i 7,5 e i 9 cm.
  • Lunghezza coda: tra i 2 e i 2,5 cm. Quindi, coda più corta delle altre specie del genere microtus finora analizzate.
  • Peso corporeo: tra i 15 e i 25 g. Tendenzialmente più piccola delle altre arvicole
  • Colore del pelo: mantello marroncino, un po’ più scuro sul dorso, tendente al grigio sul ventre. Lunghe vibrisse.
  • Vista, forma degli occhi: nessuna differenza sostanziale  con le Arvicole fin qui menzionate, occhi più grandi dell’Arvicola sotterranea (microtus subterraneus). Colore nero.
  • Denti: 16 denti , privi di radice e a crescita continua
  • Orecchie: padiglione auricolare quasi invisibile e nascosto nel folto pelo.( diametro 0,7-0,9)
  • Piedi: Piede posteriore caratterizzato da cinque callosità come in tutte le Arvicole della sottospecie Terricola.

Comportamento e riproduzione:

Specie attiva sia di giorno che di notte (attività polifasica), che alterna corti periodi di attività ad altrettanti di riposo.
Come tutte le Arvicole scava fitte reti di gallerie molto estese e con molti fori di entrata-uscita, a volte usa le gallerie scavate dalle Talpe.

È interessante nell’Arvicola del Savi l’alto grado di socialità, vive in gruppi che raggiungono anche le 15 unità, gruppi misti, dove le femmine possono allevare i loro piccoli in nidi comuni, alternandosi nelle cure parentali, e a volte in caso di fuga possono essere aiutate nel trasporto dei neonati dai figli di una nidiata precedente che li trasportano con la bocca.

Nelle regioni mediterranee l’attività riproduttiva si protrae dall’autunno alla primavera inoltrata, interrompendosi solamente nei mesi aridi e secchi quando l’estate è più calda. Le femmine possono essere sessualmente mature con 42 giorni di vita. La gestazione dura 24 giorni, e grazie all’estro post partum sono subito dopo fecondabili e disposte all’accoppiamento. Il numero di piccoli di arvicole nate da ciascun parto oscilla tra 1 e 4 con una media di 2-3.

Preferenze alimentari:

Specie prevalentemente erbivora , consuma sia le parti aeree che ipogee come fittoni, bulbi e rizomi delle piante. Nei periodi quando l’erba è più scarsa arrivano a nutrirsi dell’apparato radicale e della corteccia alla base del fusto.
Nelle annate di “pullulazione” anche se la loro esplosione demografica non è cosi accentuata come nelle altre specie di Arvicole, dovendo rivolgersi ad altre fonti alimentari, giungono ad arrecare danni di notevole entità all’agricoltura.

MIcrotus subterraneus – Arvicola sotterranea, sottospecie: Terricola

Tra le Arvicole è la più simile alla Talpa, anche se molto meno dannosa, con la quale può essere spesso confusa.

 

Habitat:

La sua area di distribuzione è euroasiatica , in Italia L’Arvicola sotterranea è ristretta al settore nord orientale, la si può trovare in parte del Friuli, del Veneto e del Trentino-Alto Adige.
Ama l’umidità e la frescura, praterie, campi, sponde dei fiumi, si incontra anche in alta montagna fino ai 2500m di altitudine.

Segni di riconoscimento della sua presenza:

L’Arvicola sotterranea non produce segni di riconoscimento precisi della sua presenza rispetto alle altre Arvicole del genere Microtus.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra i 7,5 e gli 11 cm.
  • Lunghezza della coda: tra i 2,5 2 i 4,2 cm. Leggermente bicolore e ricoperta di peluria, coda più lunga dell’Arvicola del Savi.
  • Peso corporeo: tra i 13 e i 24 g.
  • Colore del pelo: mantello grigio scuro più chiaro sul ventre, il pelo è morbido. Lunghe vibrisse.
  • Vista , forma degli occhi: Occhi molto piccoli, somiglianti appunto a quelli della talpa, dovuto alla sua maggiore attitudine fossoria, rispetto alle altre arvicole.
  • Denti : 16 denti, privi di radice e a crescita continua
  • Orecchie: padiglioni auricolari più grandi dell’Arvicola dei Savi, meno sporgenti dal resto del corpo quasi non si distinguono dalla pelliccia. Diametro: 0,7-1 cm.
  • Piedi: Cinque callosità sporgono dalla pianta del piede posteriore, il quale misura tra gli 1,4 e 1,7 cm.

Comportamento e riproduzione:

Questa specie di Arvicola come dicevamo, denota un’attività fossoria più marcata, non ama molto uscire allo scoperto, e quando lo fà, lo fà sempre ben nascosta sotto la copertura erbosa. Sotto terra sfrutta le parti sotterranee ( ipogee), radici ecc. delle piante arrivandoci attraverso gallerie che scava in abbondanza.

Anche l’Arvicola sotterranea presenta un attività polifasica ossia che alterna vari periodi di attività interrotti da periodi di riposo. Nelle zone di montagna esce con più frequenza allo scoperto.Solitamente i nidi delle Arvicole sotterranee sono ricavati nelle reti di gallerie scavate da loro che sono articolate e profonde (fino a 30 cm.) e ricoperti con erbe, muschio e radici.Immagine di Arvicola sotterranea

Una particolarità utile all’individuazione è che i fori di uscita delle loro gallerie, sono spesso ostruiti con terra, specialmente dove le temperature sono rigide per lungo tempo.
La specie è poligama, i territori dei maschi si sovrappongono mentre quelli delle femmine sono ben definiti e esclusivi.

L’attività riproduttiva può continuare per tutto l’anno, anche se il picco viene raggiunto tra marzo e settembre. La gestazione dura 21 giorni, da questa nascono da 1 a 4 piccoli di arvicole, che raggiungono la loro maturità sessuale intorno ai 3 mesi d’età. Le femmine di Microtus subterraneus come tutte le Arvicole della specie hanno l’estro post partum e grazie ad esso possono venire fecondate nuovamente subito dopo il parto.

Preferenze alimentari:

Prevalentemente erbivora, si nutre principalmente delle parti ipogee delle piante (radici, bulbi ecc.) ma si nutre anche delle parti verdi , dei semi, e occasionalmente anche delle foglie.
Data la sua ridotta diffusione sul territorio italiano questa specie non provoca, se non di rado, danni alle colture ortive con midollo tenero e radici con fittone.

Per gli addetti al settore agricolo consigliamo pertanto, innanzi tutto di prevenire queste invasioni di Arvicole con i semplici metodi accennati in quest’articolo quando possibile,  al primo sentore però di infestazione, consultare al più presto personale qualificato che sappia consigliarvi una strategia “target”  di derattizzazione, ossia direzionata ad un specifico animale, il più possibile rispettosa dell’ambiente.

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I Topi selvatici, i grandi opportunisti delle nostre foreste, chi sono?

I TOPI SELVATICI PRESENTI IN ITALIA, del genere Apodemus.
Schede etologiche

Non causa grandi problemi a noi umani, di poco più grande del Topo domestico, molto carino, con le sue grandi orecchie alla Dumbo, il Topo selvatico difficilmente entra nelle nostre case , ma se invade un noccioleto, una pineta che produce i tanto preziosi pinoli, un frutteto nel suo pieno rigoglio ….allora si che sono guai.Immagine di un Topo selvatico

La sua ingordigia, lo porta ad accumulare nelle sue tane tanti di quei semi, che alle volte non riuscendo a mangiarli tutti, fornisce senza volere, un importantissimo contributo alla rinnovazione delle foreste attraverso il loro spontaneo germogliare. Molto ecologico non vi pare?
Per questi e altri motivi, troviamo di estremo interesse conoscere meglio il genere di questi Apodemus.

  • Apodemus sylvaticus-Topo selvatico
  • Apodemus flavicolli- Topo selvatico a collo giallo
  • Apodemus  agrarius-Topo selvatico a dorso striato

Appartenenti tutti alla stessa famiglia dei ratti e topi domestici (Muridi), i Topi selvatici hanno però habitat e abitudini differenti tra loro:

Apodemus sylvaticus o Topo selvatico

Habitat:

È uno tra i mammiferi più diffusi negli ecosistemi agroforestali d’Italia, estremamente adattabile preferisce comunque  i posti dove sia presente sul terreno una copertura vegetale, tipico biotopo di sottobosco arbustivo maturo, è anche molto comune nelle pinete litoranee e nelle boscaglie mediterranee, più raramente si incontra nei boschi di montagna dove si incontra invece il Topo selvatico a collo giallo. Lo troviamo anche in altri ambienti come nei parchi, giardini, terreni incolti e campi coltivati a cereali che però abbandona dopo il raccolto. Il Topo selvatico non è attirato dall’ambiente umano e quindi raramente lo si incontra nelle vicinanze di edifici rurali, case di campagna, stalle. Si avvicina però più frequentemente alle abitazioni umane, dove il clima è meno mite, quindi alle altitudini più elevate.
Presente in gran parte dell’Europa, fino alla Scandinavia e all’Asia Minore, diffuso anche in alcune zone dell’Africa del nord limitatamente al Marocco (catena montuosa dell’Atlante), Algeria e Tunisia, lo troviamo anche nelle isole maggiori come Inghilterra, Irlanda, Islanda e in moltissime isole dell’area mediterranea grandi e piccole oltre che ovviamente in tutta la penisola Italiana.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra 7,5 e 9,5 cm.
  • Lunghezza della coda: la lunghezza della coda non supera mai la lunghezza del corpo, a volte è inferiore. Rispetto al Topo domestico la coda è meno larga alla base.
  • Peso corporeo: tra i 15 e i 30 g.
  • Colore del pelo: dal bruno rossastro, al fulvo grigio. La zona del ventre è biancastra ( è bianca nel Topo a collo giallo) e il contorno con il bruno del corpo più sfumato. La coda è di colore uniforme.
  • Vista: Occhi più grandi rispetto ai topi domestici, di colore nero.
  • Denti: 16 denti come i suoi parenti Muridi dove prevalenti sono gli incisivi inferiori.
  • Orecchie : nel genere Apodemus le orecchie sono più grandi che nei topi domestici, rivestite internamente  di una sottile peluria, larghe 1,3-1,7 cm.
  • Zampe: zampa posteriore e piede più lunghi rispetto al topo domestico; tra i 2 e i 2,4 cm.
  • Feci: del tutto simili al topo domestico.
  • Muso: meno appuntito del Topo comune fornito di lunghe e sensibilissime vibrisse.

 

Il Riconoscimento dei Topi selvatici non è così facile come per i ratti e il topo domestico; primo perché non è un animale facilmente osservabile in natura, poi perché i topi del genere Apodemus sono molto simili tra loro Possiamo perciò solamente lavorare all’identificazione attraverso alcuni indizi della loro presenza:
Uno di questi indizi della presenza di Topi selvatici è il ritrovamento della classica “mensa”, posti dove il Topo selvatico accumula il cibo e i suoi resti, questi generalmente si trovano alla base degli alberi, sotto pietre o tronchi o all’imboccatura delle tane . Il Topo selvatico del genere Apodemus sylvaticus, per esempio ha un modo tutto suo di aprire le nocciole e i pinoli, praticando un erosione con gli incisivi inferiori e utilizzando gli incisivi superiori per bloccare il seme.

Durata della vita:

Essendo cibo prediletto di moltissimi predatori tra i quali; Volpi, Donnole, Faine; di serpenti come Vipera, Biacco e Cervone; di Stringiformi come il Barbagianni, l’Allocco e il Gufo, è difficile stabilire una durata della vita media del topo selvatico in natura.

Riproduzione:

Nell’Europa centro-settentrionale l’attività riproduttiva ha un picco massimImmagine di impronte di Topo selvaticoo in estate, interrompendosi o comunque riducendosi notevolmente in inverno, mentre nei paesi a clima mediterraneo il ciclo riproduttivo è continuo, influenzato però anche dall’inizio della produzione di semi delle specie arboree.

La gestazione è di 19-20 giorni, il numero dei piccoli topolini selvatici è solitamente compreso tra 4 e 7. I piccolini nascono con una leggera peluria nera , dopo più o meno 16 giorni sono pronti a lasciare il nido e dopo 21 sono completamente svezzati. Una femmina può avere fino a cinque nidiate l’anno e raggiungono la maturità sessuale ad appena cinque mesi.

Comportamento:

Anche i Topi del genere Apodemus, con eccezione dell’Apodemus agrarius o Topo selvatico a dorso striato hanno un attività prevalentemente notturna con un picco nel cuore nella notte.
Sono abili arrampicatori e si movimentano tra gli strati alti della vegetazione fino ad un altezza di 3-4 m, costruiscono i loro nidi dentro gallerie che scavano tutti insieme cooperando, alle volte utilizzano gallerie utilizzate da altre specie, comunque sempre con molte vie di fuga. Ogni sistema di gallerie ospita vari nidi dei topolini selvatici e depositi di cibo, nella tana del Topo selvatico troviamo varie camere di gestazione rivestite con foglie, muschi ed erbe sfilacciate. Queste gallerie normalmente si trovano tra gli 8 e i 18 cm sotto il livello del suolo.

L’organizzazione sociale del Topo selvatico si basa su di un forte senso di territorialità soprattutto nelle femmine rispetto ai maschi, mentre le aree di movimentazione di quest’ultimi tendono a sovrapporsi.

Preferenze Alimentari:

Il Topo selvatico del genere Apodemus sylvaticus è particolarmente opportunista, pur essendo di preferenza granivoro, varia la sua dieta dipendendo dalle situazioni in cui si trova, si nutre pertanto di:

    • Bacche;
    • Frutti;
    • Parti verdi delle piante;
    • Cortecce;
    • Semi delle piante arboree;
    • Funghi;
    • Lombrichi;
    • Chiocciole;
    • Limacce;
    • Altri piccoli insetti;
    • Semi di graminacee spontanee e coltivate;
    • Piante ortive

I danni alle culture provocati dal Topo selvatico sono quindi limitati alle semine soprattutto nei vivai forestali e  in tutte le semine effettuate direttamente sul campo. In situazioni particolari può causare danni anche alle piante ortive specialmente alle cucurbitacee (zucchine zucche meloni) in fase di semina.

Altri danni del Topo selvatico possono manifestarsi nelle pinete (raccolta di pinoli) e nei noccioleti.

APODEMUS FLAVICOLLIS –Topo selvatico a collo giallo

Habitat:

Presente in Europa, dalla Spagna settentrionale alla Scandinavia,verso est si trova fino agli Urali e Turchia, verso il sud fino al Libano e Israele, è presente in Gran Bretagna e in alcune isole mediterranee.

Immagine di un Topo selvatico a collo giallo

In Italia è diffuso ovunque anche se con meno presenze nella pianura padana , dovuto alla mancanza  di habitat idonei. È completamente assente nelle nostre isole.

È una specie strettamente legata ai boschi d’alto fusto, di conifere ma soprattutto di latifoglie come i castagneti, noceti, i boschi di faggi, dove comunque esista anche un sottobosco “maturo”, ossia naturalmente pieno di foglie e tronchi caduti.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra 7,5 e 11 cm
  • Lunghezza della coda: 8-12,5 cm quindi ben più lunga di quella dell’Apodemus sylvaticus.
  • Peso corporeo: tra i 18 e i 40 g.
  • Colore del pelo: ha una dorsale leggermente più scura del resto del corpo, che tende al rosso sui fianchi. Il ventre è nettamente bianco con contorni decisi e non sfumati come nell’Apodemus sylvaticus e una specie di collare all’altezza della gola dello stesso colore del corpo ( da qui il suo nome).
  • Vista: Occhi grandi e sporgenti, marrone scuro tendenti al nero con riflessi rossi.

Abbiamo, nel corso di quest’analisi morfologica, voluto sottolineare solamente le differenze del Topo selvatico a collo giallo con gli altri topi selvatici del genere Apodemus, per un possibile riconoscimento specifico della specie, che si può riassumere praticamente in pochi tratti:

  • coda più lunga,
  • volume del corpo un poco più grande,
  • colorazione del pelo leggermente differente.

Aggiungiamo un’ulteriore distinzione , questa volta con il topo domestico: il suo profilo che come tutti i Topi selvatici è meno appuntito e fornito di lunghe vibrisse

Riproduzione e Comportamento:

Ha una spiccata tendenza ad arrampicarsi, a volte la sua coda sembra prensile, e se non arriva ad esserlo, gli fornisce comunque  un valido appoggio sui rami alti.

Anche le sue abitudini sono spiccatamente notturne, le  gallerie-nido che scava sono generalmente più profonde di quelle dell‘Apodemus sylvaticus possono arrivare fino a 1 metro e mezzo di profondità. È possibile una convivenza territoriale tra le specie.

Si riproduce con più frequenza nel periodo che va da febbraio-marzo fino ad ottobre. Il numero dei piccoli topolini selvatici a collo giallo è compreso tra i 2 e gli 11 .

Preferenze alimentari :

Sono le stesse di tutti gli Apodemus, molto variate, ma essenzialmente sono granivori, con una spiccata preferenza per semi ad alto contenuto energetico quali : ghiande, nocciole e castagne.

APODEMUS AGRARIUS: Topo selvatico a dorso striato:

Immagine di un Topo selvatico a dorso striatoHabitat:

Il Topo selvatico a dorso striato è presente in una vasta zona  che va a ovest fino al Caucaso, e ad est fino alla Cina e Corea. Lo troviamo anche nelle isole di Giappone e Taiwan.

In Italia la diffusione è più limitata, visto che ama le zone pianeggianti possiamo trovarlo nella pianura padana ma mai al di sotto del Po,nel Friuli, Trentino e Veneto e in alcuni areali limitati della Lombardia.

Abita i margini dei boschi  e dei campi coltivati tra i cespugli e le siepi, è facile trovarlo anche nelle aree sub-urbane e, soprattutto nei mesi invernali, frequenta ambienti umani come edifici rurali e depositi alimentari. Creando non pochi problemi.

Morfologia:

Anche in questo caso vogliamo solamente evidenziare le differenze morfologiche con le altre specie di Apodemus, quindi per vedere le voci mancanti consultare la morfologia del Topo selvatico sopra:

Lunghezza del corpo: tra i 7,5 e i 12 cm.

Lunghezza della coda: inferiore a quella del corpo come nell’Apodemus sylvaticus, ed è glabra, ossia priva di peli.

Peso corporeo: tra i 16 e i 27 g. nella media

Colore del pelo: Caratterizzato da un evidente striscia nera dorsale, che va dalla testa all’attaccatura della coda, sullo sfondo di un pelo marroncino, e un ventre che può essere bianco o grigio, comunque sempre più chiaro. Le vibrisse sono più corte e più rade se paragonate a quelle degli altri due Topi selvatici

Orecchie: Decisamente più piccole degli altri due Apodemus presenti in Italia.

Comportamento e Riproduzione:

Rispetto agli altri Topi selvatici il Topo selvatico a dorso striato non è attivo solamente di notte , ma lo si vede anche di giorno e nelle ore crepuscolari. I nidi del Topo selvatico sono al solito sotto al
terreno e dello stesso tipo degli altri, ossia con più gallerie collegate tra loro, numerose vie di fuga e Immagine di resti di pigne e nocciole mangiati dal topo selvaticocamere preparate per la gestazione e la cura dei piccoli topolini selvatici, rivestite di muschi e foglie spezzettate.

È da notare che il Topo selvatico a dorso striato presenta una ghiandola  sebacea sotto la coda decisamente più sviluppata degli altri, si presuppone quindi che la secrezione oleosa prodotta da questa, abbia un importanza maggiore nella comunicazione tra gli individui di questa famiglia , che l’olfatto sia quindi più sviluppato (vibrisse più corte) della così detta “vista tattile”.

Nel suo ambiente si trova spesso in competizione territoriale con l’Arvicola rossastra e con il Topo selvatico a collo giallo, in questo caso si è notata una maggiore mortalità tra i piccoli.

La femmine del Topo selvatico a dorso striato di solito partoriscono 3 volte l’anno, la gestazione dura 23 giorni e danno alla luce  da 3 a 8 piccoli al massimo.

Preferenze alimentari:

Questo Topo selvatico, rispetto agli altri  si nutre di più di cibo di origine animale, quindi larve e adulti di insetti, lombrichi e molluschi.

Nelle regioni d’Italia dove è presente può arrecare gravi danni alle culture ortive e alle piccole piantine , soprattutto alle attività vivaistiche, avendo poi la tendenza nei mesi invernali ad entrare nei magazzini di deposito rurali può causare danni alle derrate.

Come catturare il Topo selvatico:

Si usano comuni trappole per micro-mammiferi  con le quali è assai facile catturare questi Topolini, collocandole preferibilmente alla base degli alberi nel folto dei cespugli e delle siepi e usando esche naturali come cereali, o anche torsoli di mele, creme a base di cioccolato e nocciole.

Comunque la cattura di un singolo individuo non risolve certamente eventuali problemi di infestazione da Topi, tra l’altro non è consigliato l’uso di prodotti chimici dovendo intervenire in ecosistemi estremamente preziosi e delicati.

Vi raccomandiamo perciò di contattare sempre personale specializzato e qualificato che possa analizzare realmente il grado dell’infestazione e indirizzarvi verso un trattamento che sia il più direzionato e ecologico possibile, e consegua senza altri danni la sua meta iniziale prefissata: ossia il semplice allontanamento dei Topi selvatici.

Le tre specie di cui sopra non sono protette da alcuna normativa nazionale.

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Topo di fogna: il Rattus Norvegicus 5/5 (2)

MORFOLOGIA
METABOLISMO
RIPRODUZIONE
COMPORTAMENTO SOCIALE
PREFERENZE ALIMENTARI
RICONOSCERE I SEGNALI DELLA PRESENZA DEL RATTO

Immagine di un Rattus norvegicusRattus norvegicus, ratto delle fogne, ratto delle chiaviche, surmolotto, ratto grigio, pantegana.

Scheda etologica:

Abilissimo nuotatore, antico abitante delle steppe asiatiche, le sue invasioni ricordano l’arrivo dei mongoli ,la sua mole e la sua aggressività nel difendersi mette paura alle volte anche ai gatti e ai piccoli cani, quando se lo ritrovano davanti all’improvviso. Ha una sfilza di nomi popolari (non tutti riportabili) uno più terribile dell’altro, che più che titoli nobiliari indicano chiaramente l’idea creata del suo personaggio, pelo duro, coda corta, insaziabile onnivoro, nostro commensale…per non invitarlo più alle nostre mense è bene imparare a riconoscerlo!

Habitat:

Allo stato selvatico come dicevamo , la specie abita le aree steppiche( niente a che vedere con la Norvegia dove appare solamente nel 1790) da onde lontanamente proviene, insediandosi dopo il tardo Pleistocene in una zona al sud del Mar Caspio, seguendo sembra, in epoca più recente, la costruzione della ferrovia transiberiana ha poi attraversato il Volga e dato origine alla colonizzazione dell’Europa orientale, susseguentemente a partire dal delta del Danubio, è entrato in quella occidentale. In Inghilterra lo incontriamo nel 1731, mentre negli Stati Uniti, il surmolotto appare nel 1740 dando però origine a una vera infestazione solamente negli anni ’60 e ’70 di quel secolo, in coincidenza con la grande immigrazione umana proveniente dalla Gran Bretagna.

Ormai sempre più raramente incontriamo questa specie in ambienti isolati, al contrario del Rattus rattus (ratto nero dei tetti) che è una specie prettamente arboricola, il Rattus norvegicus (ratto grigio delle fogne) è prettamente terrestre, nidifica in lunghe gallerie poco profonde e con molte vie di fuga, costruisce i suoi nidi anche sotto i pavimenti delle case. La pantegana (può anche tarttarsi di pantegana gigante) “frequenta” abitualmente le discariche ( discarica.roma.it ), le fogne, ogni tipo di scarpata o di fosso, come quelli ferroviari e stradali, in prossimità dell’acqua, anche stagnante,possibilmente incrementata da rifiuti organici, parchi urbani e giardini.

Immagine disegnata di Rattus norvegicus

Nelle nostre case colonizza quasi esclusivamente le parti inferiori, legnaie, cantine, stalle dove è maggiore la quantità del suo cibo preferito: il mangime degli animali domestici. La penetrazione nelle parti superiori delle case può avvenire però attraverso le tubazioni di scarico. Il Rattus norvegicus , non essendo un buon arrampicatore ha però la capacità di salire in tubi fino a 10 cm di diametro facendo leva su entrambe le pareti con le zampe aperte come uno scalatore di free climbing.

Essendo una specie a carattere terrestre frequenta anche le zone rurali, dove trova un abbondante disponibilità alimentare nei campi dove ancora non si è provveduto al raccolto, distruggendo e contaminando derrate, e comodi rifugi nei fossi e canali di drenaggio tra una coltivazione e l’altra.
Le gallerie scavate dal Ratto grigio si distinguono da quelle delle Arvicole campestri giacché queste ultime asportano lontano la terra di scavo, mentre il surmolotto non ha quest’accorgimento e lascia grandi quantità di terra all’imboccatura della tana.

 

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: 18 a 27 cm alle volte raggiunge persino i 40 cm, corporatura più robusta esteriormente di quella del rattus rattus
  • Lunghezza della coda: 15-21 cm più corta e spessa di quella del ratto dei tetti, bicolore; sopra scura e più chiara inferiormente, con rada peluria. Lunghezza sempre inferiore alla lunghezza del corpo.
  • Peso corporeo: tra i 200 e i 400 g. , arriva anche ai 700 g.
  • Colore del pelo: pelo apparentemente ispido e ruvido, colore che va dal marroncino grigiastro, alle volte grigio scuro con il ventre più chiaro, possono essere presenti macchie o strisce bianche nella colorazione.
  • Vista: pur avendo la vista debole dovuto alle sue abitudini notturne, i ratti sono in grado di percepire alcune frequenze dell’ultravioletto. Occhi più piccoli rispetto al muso, neri, con due evidenti creste ossee suborbitali parallele. Scarsamente sensibile ai colori ma molto sensibile ai cambiamenti di luminosità. Scarsa percezione di profondità.
  • Denti: Il Rattus norvegicus ha 16 denti, stessa formula dentaria degli altri due roditori infestanti e stesso tipo di incisivi appuntiti a crescita continua.
  • Orecchie: più piccole rispetto a quelle del rattus rattus e provviste di peli molto fini. Udito sensibile agli ultrasuoni, come quelli che emettono i loro piccoli per sollecitare la madre a dar loro la poppata.
  • Olfatto: molto aguzzato, sicuramente è il senso più sviluppato nel Ratto grigio, usato anche per riconoscere i sentieri sicuri che portano al cibo e al nido, attraverso il riconoscimento dei ferormoni presenti nelle loro feci e urine.
  • Tatto: Sono dotati anche di lunghe vibrisse o baffi, molto sensibili. È stato notato che gli individui con le vibrisse intere sono dominanti rispetto agli altri, visto che i roditori e i ratti in particolare,hanno la tendenza a muoversi sempre a diretto contatto con gli oggetti.
  • Feci: Le feci del Ratto delle chiaviche sono più grandi e senza punte rispetto a quelle dei Ratti dei tetti anche se in alcuni casi possono essere anche con una sola punta. Le urine come le feci servono anche per marcare il territorio e i cammini soliti, e sono visibili con la lampada UV. (lampada di Wood) . Defeca tra le 30 e 180 volte al giorno.

Immagine del profilo di Rattus norvegicusImmagine di escrementi di Rattus norvegicusImmagine di impronte di rattus norvegicus

Metabolismo

Molto elevato dovuto alle sue ridotte dimensioni; è anche per questo che deve mangiare molto in rapporto al suo peso, ed avere nella sua dieta sufficienti proteine.

  • frequenza cardiaca:325-780 /min;
  • frequenza respiratoria: 60-220/min;
  • temperatura corporea: tra i 36,5 e i 38°C.

I Ratti come i Topi si termoregolano dilatando le vene della coda e quelle delle orecchie e sudando dalle ghiandole sudoripare poste sotto i cuscinetti plantari.

Durata della vita:

L’elevata riproduttività del Rattus norvegicus, o Surmolotto è controbilanciata da una durata della vita molto corta, in natura la longevità massima riscontrata è difficilmente superiore all’anno(18 mesi), ma in media i valori sono più bassi, uno dei fattori importanti che la condiziona, sembra essere la densità della specie e la conseguente mancanza o abbondanza di cibo.

Riproduzione:

La Pantegana, in presenza di abbondanza di cibo e condizioni climatiche adatte (non troppo freddo),prolunga il suo periodo fertile anche per tutto l’anno. Le femmine della pantegana sono pronte per l’accoppiamento all’eta di 8-12 settimane, la gestazione dura tra i 20 e 24 giorni, al termine della quale danno alla luce da 6-a 9 piccoli ratti glabri in nidi terrei, generalmente ricoperti, da materiale morbido rimediato ovunque ; giornali, polistirolo, tessuti rosicchiati ecc.
Nella femmina del Surmolotto è presente l’estro post partum ossia che sono in grado di accoppiarsi subito dopo aver partorito, nonostante questa possibilità però in condizioni normali è difficile che si verifichino più di cinque parti all’anno. I piccoli ratti avranno bisogno delle cure continue della madre per lo meno durante le prime due settimane di vita.

Comportamento sociale

Come le altre due specie anche il Ratto delle chiaviche (detto anche ratto di fogna) è attivo soprattutto nelle ore notturne, in alcune zone dove sono presenti predatori come le volpi (anche loro notturne) si è riscontrata una maggiore attività diurna , oltretutto come abbiamo spiegato per le altre specie, durante la notte nelle ore più sicure, hanno accesso al cibo i maschi e le femmine dominanti e gravide, mentre i maschi subordinati devono correre più rischi, questi inoltre sono costretti ad allontanarsi dalle aree centrali della colonia  normalmente formate da un maschio dominante e varie femmine.

La gerarchia si stabilisce inizialmente attraverso combattimenti tra maschi dove generalmente vincono quelli con corporatura maggiore , mentre con il passare del tempo la supremazia appare più legata all’età, e quelli più giovani, anche se con corporatura maggiore, alle volte cedono senza neanche combattere.
Gli individui maschi del Rattus norvegicus (topo di fogna) sono quelli inoltre, che percorrono un territorio più vasto alla ricerca di cibo, nell’ordine di alcune migliaia di metri, mentre nelle zone urbane le distanze si fanno minori (65 m in media). Il gruppo nel suo insieme difende il territorio dagli estranei.

Il Ratto delle chiaviche o Surmolotto è un attivo scavatore, realizza gallerie sotterranee estese e con più uscite di fuga, colloca il nido all’interno di queste e sicuramente nell’unico posto dove non è possibile scavare da sopra, egli è tra l’altro un ottimo saltatore capace di compiere salti in alto di un metro o più. Pur non essendo capace di scalare pareti lisce o poco ruvide, è tuttavia in grado, come già accennato all’inizio di quest’articolo, di risalire tubazioni di un massimo di 10 cm.

Il Rattus norvegicus (ratto di fogna) è inoltre un ottimo nuotatore, sembra documentato infatti che sia capace di nuotare per parecchie ore anche in mare aperto. In Nuova Zelanda ha attraversato un braccio di mare aperto lungo 400 m che separava due isole (Russel et al. 2005).
Anche loro come i ratti neri dei tetti comunicano tra loro attraverso una notevole varietà di suoni e ultrasuoni e posture comportamentali.

Preferenze alimentari

Il Ratto delle chiaviche o Pantegana o Topi di fogna è una specie onnivora in grado di adattarsi a tutte le condizioni alimentari, sia allo stato selvatico che in associazione con l’uomo.

Allo stato selvatico si nutre delle parti verdi delle piante, dei semi come delle radici, ma si ciba anche di Molluschi, invertebrati,crostacei, anfibi, uova di uccello e soprattutto di altri piccoli roditori quali le Arvicole e topi domestici, pratica anche il cannibalismo nei confronti di individui anziani, malati e addirittura moribondi intossicati dagli stessi rodenticidi.

A contatto con l’uomo la pantegana riesce a trasformare in cibo qualsiasi rifiuto urbano e qualunque tipo di sostanza organica presente per esempio nelle fogne. Adora , e non mi stancheró mai di ripeterlo, il cibo destinato agli allevamenti zootecnici e ai nostri animali da compagnia, per lui completo in tutto e per tutto, dalle vitamine ai sali minerali al sapore, anche se secondo le persone specializzate nell’allevamento dei ratti di estimazione, questo tipo di cibo è sconsigliato in quanto pesante per il loro fegato.

Questa specie di ratti accumula il cibo in eccedenza, quando è facile da trasportare all’interno di in un luogo, anche se in minor quantità rispetto al ratto dei tetti. Da qui l’importanza dell’uso di esche rodenticidi  fisse, dato che la sparizione di quelle mobili non necessariamente significa che sono state mangiate dal soggetto.

Ricordiamo che il Surmolotto o Rattus norvegicus è una specie di topi particolarmente neofobica e quindi difficile da derattizzare, passerà molto tempo prima che si avvicini alle nuove esche e sarà necessaria molta pazienza.  Il numero dei pasti differisce tra maschi e femmine nell’arco delle 24 ore; queste ultime hanno la tendenza a fare pasti più frequenti ma brevi, al contrario dei maschi che rimangono più tempo nei siti di alimentazione.

È inutile sottolineare anche in questa occasione, quali gravi danni possono provocare le colonie di ratti sia all’agricoltura che alla produzione industriale di alimenti, quali e quanti problemi di salute possono provocare all’uomo.

Riconoscere i segnali della presenza dei ratti:Immagine di traccie untose di Rattus norvegicus

  • Rumori: sono meno rumorosi dei ratti dei tetti, comunque una colonia si sente distintamente dagli squittii e brontolii delle “litigate” anche diurne. In questo caso i rumori provengono per lo più dalle cantine o legnaie. Il norvegicus si individua per i frequenti rumori di rosicchiamento e scavo, è un animale più pesante degli altri, quindi i suoi spostamenti sono più manifesti.
  • Feci: queste sono il segno più evidente della presenza dei Ratti, quelle del ratto delle chiaviche come si può vedere dalla scheda sono più grandi e senza punte, solitamente di colore scuro marcano il cammino usuale dell’animale come le urine.
  • Materiali rosicchiati: nelle strutture dove è presente l’infestazione si incontrano molti tipi di materiali rosicchiati, soprattutto plastica e legno, cartoni di imballaggio, cemento e terra ed anche metalli morbidi. Ricordiamoci che il Surmolotto, come le altre due specie infestanti, ha un disperato bisogno di consumare i suoi incisivi appuntiti, che se non usati a sufficienza possono crescere fino a perforargli il cervello.Per chiudere le tane scavate nel cemento si consiglia l’uso di una mistura di cemento e pezzi di vetro.
  • Altri segnali: Il ripetuto passaggio attraverso i cammini usati dai ratti è a sua volta facilmente identificabile, dentro le case e gli ambienti umani, da tracce di untuosità sui muri,dovute allo strofinamento del pelo, sui bordi delle fessure di entrata ai nidi, sulle tubature che usano per salire, così come accumuli di residui di cibo. In ambiente aperto, invece, si notano piste nell’erba alta della larghezza di 10 cm ripetutamente calpestate, o dove la vegetazione è addirittura completamente assente mentre all’uscita delle tane si vedono chiaramente accumuli di terra di scavo.

Non è l’animale in se che è “malvagio”, ma l’ambiente che frequenta e di conseguenza i suoi parassiti che sono estremamente pericolosi per la salute dell’uomo.

Immagine di escrementi di Rattus norvegicus

Dopo questa, speriamo esauriente, spiegazione sull’etologia del Rattus norvegicus, se vogliamo allontanare i ratti consigliamo caldamente ai nostri lettori che in caso di sospetta infestazione, di optare per interventi di protezione immediata di noi stessi e dei nostri animali domestici; disinfettandoci

frequentemente le mani (anche se usiamo i guanti) quando entriamo in contatto con oggetti e/o ambienti specifici , eliminando qualsiasi cibo possa essere stato contaminato dalle nostre case e contattando al più presto personale qualificato e specializzato che possa indicarvi una corretta derattizzazione mirata e consona all’ambiente e alle persone che ci vivono.

Link utili:

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Il Topo nel negozio!

Il Problema dei Roditori nelle piccoleaziende

Cominciamo col parlare delle attività commerciali in qualche modo legate al settore alimentare come: bar, ristoranti, alberghi, i negozi di alimentari, le piccole rivendite, i grandi supermercati, nonché le mense aziendali, insomma in tutti quei posti dove si trattano, passano o si vendono gli alimenti.

Il problema maggiore, soprattutto per le piccole aziende, è che comunque in caso d’infestazione da roditori, pur stando all’interno di un territorio più vasto, e quindi con problematiche ambientali indipendenti dal loro comportamento,  sono costrette ad operare solo nel loro piccolo spazio, ossia tra le mura della loro azienda.

Il secondo problema è che, mentre nelle grandi industrie esiste spesso la figura del controllore di qualità o del consulente esperto nel controllo di parassiti, nelle piccole aziende, che comunque trattano alimenti, questa figura è solitamente rappresentata solo dal: Consulente in materia di procedure (HACCP), che spesso non ha il necessario bagaglio tecnico per combattere un’infestazione da Roditori.

Come stanare un topo? I controlli da parte degli enti certificatori che avvengono frequentemente nelle grandi industrie, non avvengono con la stessa frequenza nelle piccole aziende. Normalmente questi controlli, sono affidati solamente al personale degli enti pubblici preposti che, nonostante esista una normativa in materia (D.Lg.155/97) adottano sempre di più criteri di valutazione decisamente non uguali per tutti.

Il proprietario o esercente della piccola azienda, bar, mensa o negozietto che sia, sicuramente non ha le stesse possibilità economiche di una grande azienda per poter far fronte a una infestazione di roditori in piena regola, si sente abbandonato dalle autorità preposte e timoroso che, in caso di denuncia, venga privato per non so quanto tempo e con quali danni della possibilità di lavorare.

Proprio per quest’ultimo motivo (economico) spesso si richiedono preventivi a più ditte specializzate in derattizzazioni. Il problema sta proprio nel fatto che il più delle volte, la persona che richiede il preventivo e il capitolato, non ha la più pallida idea del vero problema, come non saprebbe distinguere un’infestazione da ratto delle chiaviche da una di ratto nero, e alla fine guarderà purtroppo solamente al prezzo.

Le ditte di derattizzazioni così coinvolte, trovandosi a dover competere sulla base del risparmio saranno le prime a non poter svolgere in modo professionale il loro lavoro di derattizzazione, e il loro intervento, limitato il più possibile nel tempo, allevierà solo momentaneamente la situazione disperata e delicata che troveranno in quella piccola azienda.

È molto importante quindi, che il capitolato affronti numerosi aspetti tecnici della derattizzazione come:

  • Le caratteristiche degli erogatori d’esca
  • Le formulazioni d’esca più adatte ( pensiamo solo a quanto sia pericolosa un esca tossica nella mensa di un piccolo asilo nido).
  • Numero orientativo dei punti d’esca (specificando quanti ne dovranno essere collocati in ciascun ambiente).
  • Si preveda la presentazione di una relazione tecnica dettagliata

Adottare misure di esclusione

Stanche di affrontare una lotta senza fine, fatta di un continuo alternarsi di temporanei miglioramenti e susseguenti e repentine re-infestazioni da roditori, le piccole aziende, circondate da un ambiente esterno indipendente alla loro azione, possono e devono affrontare seriamente l’argomento di possibili quanto indispensabili misure di esclusione dei Roditori infestanti da adottare quando e prima possibile nel loro stabilimento commerciale. Qualsiasi ditta di derattizzazioni seria come prima cosa analizzerà, provvederà a spiegarvi e, metterà in atto le seguenti misure:

  • Bonificare (quando presenti) le aree di vegetazione esterne;
  • Ridurre il più possibile le vie d’accesso;
  • Ridurre le fonti alimentari (depositi di residui della produzione).

Bonificare le aree esterne

Gran parte degli interventi preventivi per allontanare i roditori riguardano la gestione delle aree esterne provviste di vegetazione, soprattutto se consideriamo le opportunità alimentari e di rifugio da esse determinate.
Per allontanare i roditori pertanto, è molto importante che:

Sia rimossa definitivamente o, almeno periodicamente, la vegetazione erbacea in una fascia perimetrale di come minimo 2 o 3 m intorno all’edificio.

Possibilmente sia costruito un marciapiede o collocato uno strato di ghiaia della stessa larghezza tutt’intorno, al posto dell’erba.

Sia evitata la messa a dimora a ridosso delle pareti dell’edificio, di arbusti dalla chioma strisciante o rampicante che di per se facilitano il rifugio ai Roditori. Gli stessi alberi la cui chioma finisce in qualche modo a contatto dei tetti, devono essere potati con frequenza. Non avete idea di come sia facile per un Topo o un Ratto nero entrare nella vostra azienda attraverso queste “autostrade”.

Quando possibile, deve essere evitata la presenza di acque stagnanti, come fossati, fontane o laghetti decorativi che forniscono al Roditore, soprattutto ai Ratti un’indispensabile disponibilità d’acqua, oltre che essere un focolaio perenne di zanzare.

Fate rimuovere qualsiasi tipo di detrito si trovi a ridosso delle pareti del vostro negozio o azienda (macchinari in disuso, assi di legno, eventuali depositi di pallets). È sufficiente anche solo collocarli distanti dall’edificio.

Per allontanare i roditori è molto importante anche che i depositi di rifiuti esterni, siano speciali contenitori, impenetrabili ai roditori stessi e ad altri parassiti e che siano collocati, anche questi, il più distante possibile dall’edificio da proteggere. E’necessario, inoltre, seguire la “derattizzione normativa”.

Ridurre le vie di accesso

Altro procedimento fondamentale per allontanare i roditori, è provvedere alla chiusura di qualsiasi varco ne renda possibile l’ingresso all’interno del nostro edificio. Come? Seguendo delle semplici regole e possibilmente dopo essersi informati (anche direttamente in questo sito), sul comportamento e sul modo di riconoscere l’animale da derattizzare che infesta il nostro spazio commerciale.

Uno dei punti di entrata più usato dai Roditori, sono proprio le nostre porte, o meglio; le fessure sotto le porte. Deve essere quindi verificata la perfetta chiusura delle stesse, ricordiamoci che sono sufficienti 6mm per permettere l’entrata di un Topo domestico, e poco di più per un Ratto.

Quando poi le porte sono ermeticamente chiuse, bisogna in seguito ricordare anche di tenerle chiuse, e istruire chi lavora per noi a rispettare sempre questa semplice ma fondamentale regola.

Ispezionare le coibentazioni e le aree del tetto. I Roditori possono penetrare facilmente dalle zone mal sigillate, come le giunture tra due costruzioni, attraverso le guaine di coibentazione fatte in materiali non resistenti all’attacco dei Roditori (es.PVC flessibili), vecchie o mal collocate, o anche attraverso lo sbocco dell’impianto di areazione.

Come scacciare i topi? Allontanare i roditori  significa anche intervenire sigillando tutte le possibili aree di rifugio interne all’azienda: le cavità, i fori e le intercapedini. Questo tipo di interventi spetta ovviamente al gestore o al proprietario dell’attività non alla ditta di derattizzazioni, come molte volte i proprietari pensano, ma comunque è bene anche in questo frangente essere assessorati da un loro funzionario. Analogo discorso vale anche per i pavimenti flottanti, i controsoffitti e i condotti dei cavi elettrici.

Ridurre le fonti alimentari

La riduzione delle possibili fonti alimentari è attuabile solo attraverso capillari e frequenti operazioni di pulizia che devono riguardare in modo speciale:

  • Le macchine usate per la produzione dei cibi (affettatrici, macchine della pasta etc.), ricordate che a un Topo domestico bastano 2 gr. di cibo al giorno, e nei macchinari che vengono a contatto con il cibo rimangono sempre negli interstizi, piccolissimi residui.
  • Aspirazione delle polveri quotidiana, soprattutto nei pastifici, ma anche negozi alimentari, dove le polveri di farina si spargono facilmente, facendo attenzione anche alle polveri comuni che si annidano nei luoghi più inaccessibili.
  • Nel caso i residui della produzione siano accumulati all’interno degli edifici, fate attenzione che i contenitori siano sempre ermeticamente chiusi.

In questo modo sarete sicuri che oltre a raggiungere l’obiettivo di allontanare i roditori otterrete anche quello di evitare eventuali infestazioni di Insetti, soprattutto gli insetti delle derrate alimentari.

Conclusioni

Ricordate che, i tecnici delle derattizzazioni veramente professionali innanzi tutto, vi richiederanno tutta questa serie di provvidenze prima di poter cominciare con la vera e propria derattizzazione, ossia il collocamento delle esche o trappole che siano. Perciò tanto vale cominciare a provvedere da subito. Farete un favore a voi e al vostro vicino.

Che è importante avere un minimo di cognizione di causa quando si parla di “specie di roditori infestanti”; sapere come si spostano, cosa mangiano, quando si riproducono, che malattie possono provocare e quali sono le migliori tecniche di lotta ai roditori al momento in commercio.

Importante è sapere che per combattere questa piaga, purtroppo estremamente attuale, abbiate fatto tutto il possibile, anche se nel vostro piccolo e secondo le possibilità della vostra azienda, così come noi di Derattizzazioni.org abbiamo e stiamo cercando di illustrarvi il complesso mondo degli animali soggetti alla derattizzazione in modo semplice e accessibile.

Allontanare i roditori significa anche collaborare.

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