Escrementi di topo in casa? 5/5 (4)

Come agire quando troviamo escrementi di topo in casa

Sospettate di avere topi in casa? I primi segnali per capire se abbiamo i topi nella nostra casa sono:

      • Presenza di cacca di topo
      • Rumori di graffi nelle pareti e nei controsoffitti (non dimentichiamo che i topi si arrampicano)
      • Trovare impronte di topo
      • Danni causati dal rosicchiamento (i topi mordono qualunque cosa)

Bisogna ricordare che i topi, quando sentono la presenza di persone in casa, si nascondono. Per questo motivo la loro presenza si rileva spesso in ritardo. Se abbiamo notato i principali segnali della presenza dei topi non bisogna esitare e perdere tempo per effettuare una disinfestazione poiché i topi sono vettori di pericolose malattie per l’uomo.

Come pulire gli escrementi di topo

Ogni infestazione è diversa a causa dei differenti tipi di topo (topo di campagna, Rattus Rattus, topo selvatici, arvicole, Rattus Norvegicus). È importante dunque adottare fin da subito alcuni metodi efficaci per pulire a fondo e igienizzare il posto in cui abbiamo rinvenuto
gli escrementi di topo.
Prima di tutto dobbiamo rimuovere con cura tutti gli escrementi, dopodiché possiamo passare alla disinfestazione utilizzando i seguenti prodotti:

      • Candeggina – per sfruttare a pieno il potere della candeggina dobbiamo utilizzarla pura. Il problema è che la candeggina pura può risultare dannosa sui tessuti e superfici delicate. L’alternativa è diluirla con nell’acqua oppure mescolarla con un disinfestante per bagno.
      • Aceto bianco – in alternativa alla candeggina c’è la possibilità di utilizzare una sostanza naturale contro gli escrementi di topo, l’aceto bianco. L’aceto è un buon disinfestante ma ha un odore acre e non può essere utilizzato sulle pietre naturali visto che è un acido.
      • Disinfestanti – ovviamente ogni tipo di disinfestante che si trova in commercio può andar bene per disinfestare la cacca di topo. È importante comunque leggere le indicazione dei prodotti prima di usarli su ogni superficie.

Escrementi e topi

La presenza di escrementi è la prova inconfutabile per confermare che la nostra abitazione sia stata infestata dai topi. Anche se sgradevole, esaminare gli escrementi può aiutare ad identificare quale tipo di roditore sta infestando la nostra casa.cacca di topi

      • Topo Domestico: quantità di 50-75 granuli quotidiani, dimensione di 0,6 cm in lunghezza con le estremità appuntite.
      • Ratto Grigio detto “topo di fogna”: quantità di 40 a 50 granuli giornalieri, lunghezza escrementi di 1,9 cm, forma rettangolare con estremità a punta e raggruppati in piccoli mucchi.
      • Ratto dei tetti: quantità 40 a 50 granuli ogni giorno, di 1,3 cm di lunghezza, a forma di salsiccia con le estremità appuntite.

 

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I Topi selvatici, i grandi opportunisti delle nostre foreste, chi sono?

I TOPI SELVATICI PRESENTI IN ITALIA, del genere Apodemus.
Schede etologiche

Non causa grandi problemi a noi umani, di poco più grande del Topo domestico, molto carino, con le sue grandi orecchie alla Dumbo, il Topo selvatico difficilmente entra nelle nostre case , ma se invade un noccioleto, una pineta che produce i tanto preziosi pinoli, un frutteto nel suo pieno rigoglio ….allora si che sono guai.Immagine di un Topo selvatico

La sua ingordigia, lo porta ad accumulare nelle sue tane tanti di quei semi, che alle volte non riuscendo a mangiarli tutti, fornisce senza volere, un importantissimo contributo alla rinnovazione delle foreste attraverso il loro spontaneo germogliare. Molto ecologico non vi pare?
Per questi e altri motivi, troviamo di estremo interesse conoscere meglio il genere di questi Apodemus.

  • Apodemus sylvaticus-Topo selvatico
  • Apodemus flavicolli- Topo selvatico a collo giallo
  • Apodemus  agrarius-Topo selvatico a dorso striato

Appartenenti tutti alla stessa famiglia dei ratti e topi domestici (Muridi), i Topi selvatici hanno però habitat e abitudini differenti tra loro:

Apodemus sylvaticus o Topo selvatico

Habitat:

È uno tra i mammiferi più diffusi negli ecosistemi agroforestali d’Italia, estremamente adattabile preferisce comunque  i posti dove sia presente sul terreno una copertura vegetale, tipico biotopo di sottobosco arbustivo maturo, è anche molto comune nelle pinete litoranee e nelle boscaglie mediterranee, più raramente si incontra nei boschi di montagna dove si incontra invece il Topo selvatico a collo giallo. Lo troviamo anche in altri ambienti come nei parchi, giardini, terreni incolti e campi coltivati a cereali che però abbandona dopo il raccolto. Il Topo selvatico non è attirato dall’ambiente umano e quindi raramente lo si incontra nelle vicinanze di edifici rurali, case di campagna, stalle. Si avvicina però più frequentemente alle abitazioni umane, dove il clima è meno mite, quindi alle altitudini più elevate.
Presente in gran parte dell’Europa, fino alla Scandinavia e all’Asia Minore, diffuso anche in alcune zone dell’Africa del nord limitatamente al Marocco (catena montuosa dell’Atlante), Algeria e Tunisia, lo troviamo anche nelle isole maggiori come Inghilterra, Irlanda, Islanda e in moltissime isole dell’area mediterranea grandi e piccole oltre che ovviamente in tutta la penisola Italiana.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra 7,5 e 9,5 cm.
  • Lunghezza della coda: la lunghezza della coda non supera mai la lunghezza del corpo, a volte è inferiore. Rispetto al Topo domestico la coda è meno larga alla base.
  • Peso corporeo: tra i 15 e i 30 g.
  • Colore del pelo: dal bruno rossastro, al fulvo grigio. La zona del ventre è biancastra ( è bianca nel Topo a collo giallo) e il contorno con il bruno del corpo più sfumato. La coda è di colore uniforme.
  • Vista: Occhi più grandi rispetto ai topi domestici, di colore nero.
  • Denti: 16 denti come i suoi parenti Muridi dove prevalenti sono gli incisivi inferiori.
  • Orecchie : nel genere Apodemus le orecchie sono più grandi che nei topi domestici, rivestite internamente  di una sottile peluria, larghe 1,3-1,7 cm.
  • Zampe: zampa posteriore e piede più lunghi rispetto al topo domestico; tra i 2 e i 2,4 cm.
  • Feci: del tutto simili al topo domestico.
  • Muso: meno appuntito del Topo comune fornito di lunghe e sensibilissime vibrisse.

 

Il Riconoscimento dei Topi selvatici non è così facile come per i ratti e il topo domestico; primo perché non è un animale facilmente osservabile in natura, poi perché i topi del genere Apodemus sono molto simili tra loro Possiamo perciò solamente lavorare all’identificazione attraverso alcuni indizi della loro presenza:
Uno di questi indizi della presenza di Topi selvatici è il ritrovamento della classica “mensa”, posti dove il Topo selvatico accumula il cibo e i suoi resti, questi generalmente si trovano alla base degli alberi, sotto pietre o tronchi o all’imboccatura delle tane . Il Topo selvatico del genere Apodemus sylvaticus, per esempio ha un modo tutto suo di aprire le nocciole e i pinoli, praticando un erosione con gli incisivi inferiori e utilizzando gli incisivi superiori per bloccare il seme.

Durata della vita:

Essendo cibo prediletto di moltissimi predatori tra i quali; Volpi, Donnole, Faine; di serpenti come Vipera, Biacco e Cervone; di Stringiformi come il Barbagianni, l’Allocco e il Gufo, è difficile stabilire una durata della vita media del topo selvatico in natura.

Riproduzione:

Nell’Europa centro-settentrionale l’attività riproduttiva ha un picco massimImmagine di impronte di Topo selvaticoo in estate, interrompendosi o comunque riducendosi notevolmente in inverno, mentre nei paesi a clima mediterraneo il ciclo riproduttivo è continuo, influenzato però anche dall’inizio della produzione di semi delle specie arboree.

La gestazione è di 19-20 giorni, il numero dei piccoli topolini selvatici è solitamente compreso tra 4 e 7. I piccolini nascono con una leggera peluria nera , dopo più o meno 16 giorni sono pronti a lasciare il nido e dopo 21 sono completamente svezzati. Una femmina può avere fino a cinque nidiate l’anno e raggiungono la maturità sessuale ad appena cinque mesi.

Comportamento:

Anche i Topi del genere Apodemus, con eccezione dell’Apodemus agrarius o Topo selvatico a dorso striato hanno un attività prevalentemente notturna con un picco nel cuore nella notte.
Sono abili arrampicatori e si movimentano tra gli strati alti della vegetazione fino ad un altezza di 3-4 m, costruiscono i loro nidi dentro gallerie che scavano tutti insieme cooperando, alle volte utilizzano gallerie utilizzate da altre specie, comunque sempre con molte vie di fuga. Ogni sistema di gallerie ospita vari nidi dei topolini selvatici e depositi di cibo, nella tana del Topo selvatico troviamo varie camere di gestazione rivestite con foglie, muschi ed erbe sfilacciate. Queste gallerie normalmente si trovano tra gli 8 e i 18 cm sotto il livello del suolo.

L’organizzazione sociale del Topo selvatico si basa su di un forte senso di territorialità soprattutto nelle femmine rispetto ai maschi, mentre le aree di movimentazione di quest’ultimi tendono a sovrapporsi.

Preferenze Alimentari:

Il Topo selvatico del genere Apodemus sylvaticus è particolarmente opportunista, pur essendo di preferenza granivoro, varia la sua dieta dipendendo dalle situazioni in cui si trova, si nutre pertanto di:

    • Bacche;
    • Frutti;
    • Parti verdi delle piante;
    • Cortecce;
    • Semi delle piante arboree;
    • Funghi;
    • Lombrichi;
    • Chiocciole;
    • Limacce;
    • Altri piccoli insetti;
    • Semi di graminacee spontanee e coltivate;
    • Piante ortive

I danni alle culture provocati dal Topo selvatico sono quindi limitati alle semine soprattutto nei vivai forestali e  in tutte le semine effettuate direttamente sul campo. In situazioni particolari può causare danni anche alle piante ortive specialmente alle cucurbitacee (zucchine zucche meloni) in fase di semina.

Altri danni del Topo selvatico possono manifestarsi nelle pinete (raccolta di pinoli) e nei noccioleti.

APODEMUS FLAVICOLLIS –Topo selvatico a collo giallo

Habitat:

Presente in Europa, dalla Spagna settentrionale alla Scandinavia,verso est si trova fino agli Urali e Turchia, verso il sud fino al Libano e Israele, è presente in Gran Bretagna e in alcune isole mediterranee.

Immagine di un Topo selvatico a collo giallo

In Italia è diffuso ovunque anche se con meno presenze nella pianura padana , dovuto alla mancanza  di habitat idonei. È completamente assente nelle nostre isole.

È una specie strettamente legata ai boschi d’alto fusto, di conifere ma soprattutto di latifoglie come i castagneti, noceti, i boschi di faggi, dove comunque esista anche un sottobosco “maturo”, ossia naturalmente pieno di foglie e tronchi caduti.

Morfologia:

  • Lunghezza del corpo: tra 7,5 e 11 cm
  • Lunghezza della coda: 8-12,5 cm quindi ben più lunga di quella dell’Apodemus sylvaticus.
  • Peso corporeo: tra i 18 e i 40 g.
  • Colore del pelo: ha una dorsale leggermente più scura del resto del corpo, che tende al rosso sui fianchi. Il ventre è nettamente bianco con contorni decisi e non sfumati come nell’Apodemus sylvaticus e una specie di collare all’altezza della gola dello stesso colore del corpo ( da qui il suo nome).
  • Vista: Occhi grandi e sporgenti, marrone scuro tendenti al nero con riflessi rossi.

Abbiamo, nel corso di quest’analisi morfologica, voluto sottolineare solamente le differenze del Topo selvatico a collo giallo con gli altri topi selvatici del genere Apodemus, per un possibile riconoscimento specifico della specie, che si può riassumere praticamente in pochi tratti:

  • coda più lunga,
  • volume del corpo un poco più grande,
  • colorazione del pelo leggermente differente.

Aggiungiamo un’ulteriore distinzione , questa volta con il topo domestico: il suo profilo che come tutti i Topi selvatici è meno appuntito e fornito di lunghe vibrisse

Riproduzione e Comportamento:

Ha una spiccata tendenza ad arrampicarsi, a volte la sua coda sembra prensile, e se non arriva ad esserlo, gli fornisce comunque  un valido appoggio sui rami alti.

Anche le sue abitudini sono spiccatamente notturne, le  gallerie-nido che scava sono generalmente più profonde di quelle dell‘Apodemus sylvaticus possono arrivare fino a 1 metro e mezzo di profondità. È possibile una convivenza territoriale tra le specie.

Si riproduce con più frequenza nel periodo che va da febbraio-marzo fino ad ottobre. Il numero dei piccoli topolini selvatici a collo giallo è compreso tra i 2 e gli 11 .

Preferenze alimentari :

Sono le stesse di tutti gli Apodemus, molto variate, ma essenzialmente sono granivori, con una spiccata preferenza per semi ad alto contenuto energetico quali : ghiande, nocciole e castagne.

APODEMUS AGRARIUS: Topo selvatico a dorso striato:

Immagine di un Topo selvatico a dorso striatoHabitat:

Il Topo selvatico a dorso striato è presente in una vasta zona  che va a ovest fino al Caucaso, e ad est fino alla Cina e Corea. Lo troviamo anche nelle isole di Giappone e Taiwan.

In Italia la diffusione è più limitata, visto che ama le zone pianeggianti possiamo trovarlo nella pianura padana ma mai al di sotto del Po,nel Friuli, Trentino e Veneto e in alcuni areali limitati della Lombardia.

Abita i margini dei boschi  e dei campi coltivati tra i cespugli e le siepi, è facile trovarlo anche nelle aree sub-urbane e, soprattutto nei mesi invernali, frequenta ambienti umani come edifici rurali e depositi alimentari. Creando non pochi problemi.

Morfologia:

Anche in questo caso vogliamo solamente evidenziare le differenze morfologiche con le altre specie di Apodemus, quindi per vedere le voci mancanti consultare la morfologia del Topo selvatico sopra:

Lunghezza del corpo: tra i 7,5 e i 12 cm.

Lunghezza della coda: inferiore a quella del corpo come nell’Apodemus sylvaticus, ed è glabra, ossia priva di peli.

Peso corporeo: tra i 16 e i 27 g. nella media

Colore del pelo: Caratterizzato da un evidente striscia nera dorsale, che va dalla testa all’attaccatura della coda, sullo sfondo di un pelo marroncino, e un ventre che può essere bianco o grigio, comunque sempre più chiaro. Le vibrisse sono più corte e più rade se paragonate a quelle degli altri due Topi selvatici

Orecchie: Decisamente più piccole degli altri due Apodemus presenti in Italia.

Comportamento e Riproduzione:

Rispetto agli altri Topi selvatici il Topo selvatico a dorso striato non è attivo solamente di notte , ma lo si vede anche di giorno e nelle ore crepuscolari. I nidi del Topo selvatico sono al solito sotto al
terreno e dello stesso tipo degli altri, ossia con più gallerie collegate tra loro, numerose vie di fuga e Immagine di resti di pigne e nocciole mangiati dal topo selvaticocamere preparate per la gestazione e la cura dei piccoli topolini selvatici, rivestite di muschi e foglie spezzettate.

È da notare che il Topo selvatico a dorso striato presenta una ghiandola  sebacea sotto la coda decisamente più sviluppata degli altri, si presuppone quindi che la secrezione oleosa prodotta da questa, abbia un importanza maggiore nella comunicazione tra gli individui di questa famiglia , che l’olfatto sia quindi più sviluppato (vibrisse più corte) della così detta “vista tattile”.

Nel suo ambiente si trova spesso in competizione territoriale con l’Arvicola rossastra e con il Topo selvatico a collo giallo, in questo caso si è notata una maggiore mortalità tra i piccoli.

La femmine del Topo selvatico a dorso striato di solito partoriscono 3 volte l’anno, la gestazione dura 23 giorni e danno alla luce  da 3 a 8 piccoli al massimo.

Preferenze alimentari:

Questo Topo selvatico, rispetto agli altri  si nutre di più di cibo di origine animale, quindi larve e adulti di insetti, lombrichi e molluschi.

Nelle regioni d’Italia dove è presente può arrecare gravi danni alle culture ortive e alle piccole piantine , soprattutto alle attività vivaistiche, avendo poi la tendenza nei mesi invernali ad entrare nei magazzini di deposito rurali può causare danni alle derrate.

Come catturare il Topo selvatico:

Si usano comuni trappole per micro-mammiferi  con le quali è assai facile catturare questi Topolini, collocandole preferibilmente alla base degli alberi nel folto dei cespugli e delle siepi e usando esche naturali come cereali, o anche torsoli di mele, creme a base di cioccolato e nocciole.

Comunque la cattura di un singolo individuo non risolve certamente eventuali problemi di infestazione da Topi, tra l’altro non è consigliato l’uso di prodotti chimici dovendo intervenire in ecosistemi estremamente preziosi e delicati.

Vi raccomandiamo perciò di contattare sempre personale specializzato e qualificato che possa analizzare realmente il grado dell’infestazione e indirizzarvi verso un trattamento che sia il più direzionato e ecologico possibile, e consegua senza altri danni la sua meta iniziale prefissata: ossia il semplice allontanamento dei Topi selvatici.

Le tre specie di cui sopra non sono protette da alcuna normativa nazionale.

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Rattus rattus, Il Ratto dei tetti. Approfondiamo la sua conoscenza! 5/5 (1)

MORFOLOGIA
METABOLISMO
RIPRODUZIONE
COMPORTAMENTO SOCIALE
PREFERENZE ALIMENTARI
RICONOSCERE I SEGNALI DELLA PRESENZA DEL RATTO DEI TETTI

Abile equilibrista, arrampicatore,  amante delle altezze, il Rattus rattus, compagno dei naviganti era il primo a scappare dalle navi che stavano pernaufragare. Questo era il segnale che non c’era più speranza, che tutto era perduto…

Immagine di un Rattus rattusRattus rattus: Ratto dei tetti, ratto delle navi
Scheda etologica

Di lui abbiamo un terrore atavico, visto come portatore di peste bubbonica (non sapevamo che in realtà era la sua pulce a trasmetterla),causa delle terribili pestilenze del Medio Evo, da allora in realtà è riuscito a conquistarsi una vasta nicchia ecologica in Europa, proprio perché noi uomini avevamo “Demonizzato” il Gatto, suo predatore naturale.

Avere un gatto in casa significava essere un adoratore del demonio o peggio ancora una strega, ed ecco che il nostro ratto delle navi trova nel nostro paese; palme bellissime, altissimi pini e scogliere sicure dove costruire il proprio nido, e soprattutto nessun predatore antagonista.  Comincia così  la sua colonizzazione di isole e porti. Poi, seguendo passo passo l’uomo o meglio il suo cibo, si addentra all’interno del continente Europeo e, dove fa molto freddo, si sistema comodamente nei fienili, nei granai pieni delle loro preziose scorte di sementi, di olio e altre prelibatezze, come biasimarli!

Ricordo ancora la lotta ai ratti che mia nonna condusse impavidamente per tutta la vita , difendendo le nostre riserve annuali di odoroso olio extra vergine (2 damigiane non di più), provenienti dai nostri oliveti e poi collocate nella buia cantina della casa di città: nessuna corda nelle vicinanze, trappole per topi degne di un cartone animato, in quanto ai topicidi che si trovavano in giro allora, erano gli stessi che si usavano per uccidere i mariti e lei…non li avrebbe “mai!”comprati. Aveva i suoi trucchi, anche se non sempre funzionavano.

Brutta fama dunque, ma come stiamo facendo con le altre due specie di Muridae proviamo a conoscerlo meglio, chissà che non ci diventi più simpatico e soprattutto chissà che non troviamo un metodo per liberarci della sua presenza, che non sia così “drammatico”!

Habitat e diffusione:

Come dicevamo, il Rattus rattus è originario del sub continente indiano ( alcune tesi parlano di Mesopotamia) fatto certo è che viaggiando come clandestino a bordo delle navi (da qui il nome: ratto delle navi)si è diffuso in gran parte del nostro Paese. Tra le prime datazioni certe ci sono dei resti trovati a  Pompei risalenti al II sec. AC.

È un abilissimo arrampicatore, quindi allo stato selvatico lo troviamo nelle falesie, nelle zone rocciose e scogliere di tutte le isole del mediterraneo così come nelle pinete e nelle macchie basse della vegetazione mediterranea, mentre, dove il clima diventa continentale, cioè più freddo, la sua presenza è confinata alle abitazioni dell’uomo. Nel Nord America per esempio è stato quasi praticamente soppiantato dal Rattus norvegicus , incontriamo ancora però, sacche di grandi colonie nelle metropoli ad alta densità abitativa di carattere portuale (New York). Al contrario continua a espandersi tranquillamente in tutte le regioni con clima tropicale e sub-tropicale come in Brasile, nella fascia costiera della Mata Atlantica per fare un esempio.Questa specie invece è quasi scomparsa, ancora una volta soppiantata nella nicchia ecologica dalla sua rivale , nel Regno Unito, Svezia e Germania (Lund, 1994).

Nelle nostre città, abita giardini e parchi urbani e, negli edifici colonizza in particolar modo le parti alte come le soffitte e i tetti (da qui il nome : Ratto dei tetti) , da dove entra attraverso porte lasciate aperte, camini, e addirittura dalle fessure create per i cavi di alimentazione causando pericolosi corti circuiti. Essendo un abilissimo arrampicatore può risalire le tubazioni verticali larghe appena 10 cm  e quindi entrare anche attraverso i nostri bagni per poi scomparire di nuovo.

Nelle campagne ha un debole per i magazzini, specialmente dove si opera con stoccaggio di alimenti, per le stalle e gli allevamenti, adora il mangime dei cani! Pur prediligendo aree più asciutte ( quindi sarà difficile trovarlo nelle fogne, regno del rattus norvegicus) in caso di necessità è un abile nuotatore.
Essendo come dicevamo, prevalentemente arboricolo, costruisce i suoi nidi grandi e di forma globulare sugli alberi (di preferenza palme e pini) imbottiti dalle femmine, poco prima del parto, con una grande quantità di materiale morbido, come foglie secche e muschio ma quando abita i nostri sottotetti non disdegna carta , plastica e tessuti.

Morfologia

  • Lunghezza del corpo: esclusa la coda 15-24 cm
  • Lunghezza della coda: 17-28 cm, scagliosa, glabra e dello stesso colore delle zampe. Ella è fina e la sua lunghezza è superiore a quella del corpo. Viene usata dal ratto dei tetti come contrappeso naturale per mantenere l’equilibrio, addirittura in alcune sottospecie viene usata come esca per catturare piccoli granchi.
  • Peso corporeo: 200-300 g. I maschi sono generalmente più grossi delle femmine.Immagine del profilo di Rattus rattus
  • Costituzione corporea: presenta una corporatura più slanciata rispetto al surmolotto o ratto grigio e una differenza sostanziale nella forma cranica, egli non possiede le due creste ossee laterali tipiche del rattus norvegicus e tutto il suo cranio è più stretto, allungato e appuntito. Le sue tracce mostrano su ogni zampa cinque cuscinetti plantari in corrispondenza delle dita. Il muso è glabro e rosato con lunghe e sensibili vibrisse.
  • Colore del pelo: Il pelo è folto e morbido. Distinguiamo qui  tre variazioni cromatiche da attribuirsi a tre rispettive sottospecie non geograficamente suddivise: R.r.alexandrinus: pelo marroncino grigiastro con ventre grigio sporco; R.r. frugivorus: pelo su dorso e fianchi marroncino grigiastro mentre sul ventre sfuma sul biancastro; R.r.rattus: parti superiori dal grigio scuro al nero totale , grigio ardesia sul ventre
  • Vista: gli occhi sono grandi e sporgenti, normalmente di colore nero, la vista dei ratti come quella dei topi non è molto sviluppata essendo animali con abitudini prettamente notturne. Sembra non vedano i colori.
  • Denti: 16 denti e mancanza di premolari e canini. Incisivi a crescita continua che si consumano attraverso la masticazione.
  • Orecchie: più grandi rispetto a quelle del rattus norvegicus, le orecchie del ratto dei tetti sono sottili, senza peli e quasi trasparenti. Udito altamente sviluppato  che riconosce infinite variazioni di ultrasuoni data l’intensa comunicazione sociale,  anche se , come il mus musculus , può assuefarsi ad alcuni apparecchi collocati appositamente al fine di allontanare i ratti, che imitano gli ultrasuoni emessi dagli uccelli rapaci, loro predatori. Comunicano tra loro attraverso una grande serie di squittii e sibili. Se tirate in avanti riescono quasi del tutto a  coprire l’occhio dell’animale.
  • Olfatto: anche questo sviluppatissimo, permette ai Ratti neri di riconoscere i cammini e i territori che abitualmente percorrono, che sono marcati dalle loro stesse urine e feci e da una sostanza oleosa (betalanolina) che essuda dal corpo dei ratti. Permettono oltretutto di riconoscere al buio la tipologia delle varie sostanze organiche di cui si alimentano.
  • Feci: Le feci caratteristiche del Rattus rattus hanno forme che variano dall’ovale al sub-cilindrico Spesso a forma di piccole banane, lunghe di solito 9-12 mm e larghe 2-4 mm e meno appuntite di quelle del rattus norvegicus. Per l’uomo sono un ottimo sistema di riconoscimento e termine di comparazione tra le specie di roditori, fatto importantissimo al momento di decidere quale metodologia topicida usare. L’urina è secreta frequentemente,e contiene lipocaline che sono speciali piccole proteine secrete apposta per la comunicazione intraspecifica, le femmine ne producono il 30% in più dei maschi, e serve a marcare il territorio, a riconoscersi tra loro, a far conoscere la posizione del nido, la presenza di pericoli, e la loro età, i maschi oltre alle lipocaline secernono sostanze volatili che funzionano come attrattiva per le femmine. Defeca tra le 30 e 150 volte al giorno.

Metabolismo

Molto elevato dovuto alle sue ridotte dimensioni;

  • frequenza cardiaca:325-780 /min;
  • frequenza respiratoria: 60-220/min;
  • temperatura corporea: tra i 36,5 e i 38°C.

I ratti neri come i topi e i surmolotti si termoregolano dilatando le vene della coda e quelle delle orecchie e sudando dalle ghiandole sudoripare poste sotto i cuscinetti plantari.
Hanno abitudini crepuscolari notturne e di solito il freddo rallenta molto la loro attività in generale.

Durata della vita

Il Ratto dei tetti raramente sopravvive più di un anno allo stato selvatico, mentre in cattività raggiunge i 4 anni.

Riproduzione

Il sessaggio dei ratti neri è uguale a quello di tutte le specie di Muridae, in più nel Rattus rattus si possono più facilmente distinguere, visto che il maschio è quasi sempre più grande della femmina.

È importante ricordare che questa specie ha forti attitudini arboricole quindi i nidi sono sempre in posizioni elevate (sottotetti, alberi , soffitte) e pertanto difficilmente raggiungibili.

Il periodo riproduttivo ha dei picchi in estate e in autunno , ma in condizioni climatiche e di disponibilità di cibo favorevoli possono riprodursi durante tutto l’anno, varia anche a seconda delle stagioni e delle latitudini. La maturità sessuale è raggiunta dalle femmine intorno ai 3-5 mesi di vita, in genere si accoppiano con il maschio dominante, dando alla luce tra i 5 e i 10 piccoli dopo una gestazione di più o meno 24 giorni.  I piccoli ratti nascono glabri, ciechi e sordi e rimangono sotto le cure parentali anche dopo lo svezzamento (un mese) fino al raggiungimento della taglia adulta.

Comportamento sociale:

La struttura sociale e le abitudini dei ratti sono estremamente complesse.

I cosiddetti Ratti delle navi vivono in colonie miste composte di numerosi esemplari ambosessi. Queste colonie si originano sempre da una coppia riproduttiva o da una singola femmina incinta.

La struttura gerarchica è rigida e presente sia nei maschi che nelle femmine, oltre al maschio dominante esiste anche la femmina dominante, e questa prevale anche sui maschi subordinati, Immagine di escrementi di Rattus rattusche molto spesso finiscono per essere allontanati. Questa gerarchia crea una differenziazione di possibilità di accesso al cibo disponibile, quindi i dominanti mangiano prima e nelle ore notturne mentre i subordinati affrontano i pericoli delle incursioni nelle ore di luce. In genere i ratti neri difendono aggressivamente solo le aree strategicamente importanti determinate da una  maggiore disponibilità di cibo.

È una specie che può compiere anche lunghi tragitti a procura del cibo (fino a 174 m), le dimensioni dell’area vitale sono maggiori nei maschi rispetto alle femmine e si aggirano intorno ai 10 ettari.
La comunicazione vera e propria tra gli individui di questa specie di ratto si manifesta attraverso squittii e pigolii , quando irritato emette brontolii. Per manifestare dominanza assume anche posture particolari e arriva al contatto fisico aggressivo che in rari casi arriva all’uccisione dell’intruso e a episodi di cannibalismo.

Preferenze alimentari:

Il ratto nero o ratto dei tetti pur essendo onnivoro si distingue dal suo rivale il rattus norvegicus o ratto delle chiaviche ,  in quanto più chiaramente preferisce prodotti di origine vegetale, ama ogni tipo di frutta sia fresca che secca, granaglie, semi di pini, frutti delle piante ornamentali come quelle delle palme da dattero, uova di uccelli, chiocciole, larve e adulti di insetti, alimenti destinati agli animali domestici di cui è veramente ghiotto, arriva a mangiare anche resti di pesce , essendo un animale che vive spesso in prossimità dei porti. Il ratto dei tetti è anche un attivo predatore di altri micromammiferi quali topolini e arvicole, frequentemente lo si trova nelle trappole dove questi ultimi sono stati catturati per cibarsi proprio di loro.

È importante sottolineare la marcata neofobia (paura del nuovo) di questa specie, che lo rende animale difficile da derattizzare con esche chimiche topicide, specialmente quando infesta depositi alimentari o silos dove l’abbondanza di cibo conosciuto lo porta a non interessarsi a nuovi odori o sapori. Mostra anche , in diversi casi, resistenza fisiologica a esche anticoagulanti, dovuta alla costante pressione selettiva esercitata dall’uomo nell’arco di decenni con l’uso di queste sostanze.
Generalmente un ratto nero consuma intorno ai 15-20 g al giorno di cibo e 15 ml di acqua , necessità , quella idrica, che gli impedisce di colonizzare stabilmente posti dove non abbia un approvvigionamento di acqua continuo.

Riconoscere i segnali della presenza del Ratto dei tetti:

  • Rumori: sono molto più rumorosi dei topolini domestici, una colonia si sente distintamente dagli squittii e brontolii delle “litigate” anche diurne. I rumori provengono per lo più da zone alte della casa, solai, soffitte e dalle cime di alberi. Rumori di camminate rapide , ma  chiaramente percettibili, anche perchè il materiale dei tetti (tegole di ceramica, tettoie plastiche) è decisamente più rumoroso
  • Feci e odore: Come il mus musculus, il ratto delle navi contamina con la propria urina e feci anche il cibo che mangia e marca con esse i propri cammini, per quanto riguarda la forma, come possiamo vedere, esse sono scure a forma di piccole banane appuntite su di un lato, sono in quantità minori di quelle prodotte dal topo. L’odore delle urine è forte e impregnante.Immagine di impronte di Rattus rattus
  • Macchie di untuosità: nei passaggi più difficoltosi ( sotto le travi, al termine di una corda usata come cammino) si trovano le caratteristiche macchie di untuosità costituite dalla betalanolina da urine e feci che il topo calpesta e rende levigate come cera, usando le zampe e i peli del ventre.
  • Altri segnali: A parte i danni che possiamo rilevare nelle nostre dispense, difficilmente troveremo tracce di buchi di tane scavate in prossimità dei pavimenti o nel terreno, piuttosto cerchiamo le sue tracce nei solai e soffitte. Chi possiede aree verdi intorno alla casa o alla fabbrica, cerchi sotto gli alberi, tracce dei resti dei semi di cui esso si nutre e i nidi (abbastanza voluminosi) tra le chiome delle palme e dei pini

Detto questo, per concludere questa breve scheda etologica sul Rattus rattus, mi riservo personalmente di ricordarvi, cari lettori e curiosi, che questo animale è portatore, al pari degli altri roditori infestanti, di malattie gravissime (vedi qui – sezione infezioni) attraverso i suoi parassiti e escrementi.  Quindi, niente panico, quasi sicuramente non morirete di peste, ma è urgente e necessario per la vostra salute e quella dei vostri animali domestici agire al più presto procurando personale qualificato e competente che sappia, insieme a voi organizzare una efficace e continuativa strategia di derattizzazione ecologica.

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